Il 25 dicembre è natale, crediamo ne siate a conoscenza, e dal 2018 a questa parte, qualche giorno prima arriva una puntata di Zibaldone dedicata alle canzoni natalizie. Insomma, insieme alle Canzoni dell’Estate, una delle tradizioni più durature nella storia del programma. E, statene sicuri, continuerà anche negli anni a venire. Come sempre, troverete tanti generi musicali (cumbia, canzoni per bambini, soul, kraut rock, per menzionarne solo alcuni) in lingue diverse e come sempre, la volontà di proporvi una selezione sui generis senza esagerare coi campanellini, stereotipo supremo della canzone natalizia. E dopo questa puntata, Zibaldone si prende una breve vacanza. Buone feste a tutti, noi ci risentiamo il 12 gennaio 2024! Questa la scaletta della puntata: Tito Ávila y Su Conjunto, Arbolito de navidad (1964); Piccolo Coro dell’Antoniano (con l’Orchestra di G. B. Martelli), Papà Natale fa l’autostop (1975); Bice Valori e Johnny Dorelli, Natale dura un giorno solamente (1970); Jacques Dutronc, La fille du Père Noël (1966); Carla Thomas, All I want for Christmas is you (1966); La Crus, Natale a Milano (1999); Alan Vega, No more Christmas blues (1981); Can, Silent night (1976); Julian Casablancas, I wish it was Christmas today (2009); La Cosa Pública, Què bonic és suïcidar-se per nadal (2022); The Pogues (feat. Kirsty MacColl), Fairytale of New York (1987).
Il 25 dicembre è natale, crediamo ne siate a conoscenza, e dal 2018 a questa parte, qualche giorno prima arriva una puntata di Zibaldone dedicata alle canzoni natalizie. Insomma, insieme alle Canzoni dell’Estate, una delle tradizioni più durature nella storia del programma. E, statene sicuri, continuerà anche negli anni a venire. Come sempre, troverete tanti generi musicali (cumbia, canzoni per bambini, soul, kraut rock, per menzionarne solo alcuni) in lingue diverse e come sempre, la volontà di proporvi una selezione sui generis senza esagerare coi campanellini, stereotipo supremo della canzone natalizia. E dopo questa puntata, Zibaldone si prende una breve vacanza. Buone feste a tutti, noi ci risentiamo il 12 gennaio 2024! Questa la scaletta della puntata: Tito Ávila y Su Conjunto, Arbolito de navidad (1964); Piccolo Coro dell’Antoniano (con l’Orchestra di G. B. Martelli), Papà Natale fa l’autostop (1975); Bice Valori e Johnny Dorelli, Natale dura un giorno solamente (1970); Jacques Dutronc, La fille du Père Noël (1966); Carla Thomas, All I want for Christmas is you (1966); La Crus, Natale a Milano (1999); Alan Vega, No more Christmas blues (1981); Can, Silent night (1976); Julian Casablancas, I wish it was Christmas today (2009); La Cosa Pública, Què bonic és suïcidar-se per nadal (2022); The Pogues (feat. Kirsty MacColl), Fairytale of New York (1987).
Quante canzoni sono state scritte sull’amore? Migliaia. Centinaia di migliaia, probabilmente. Dalla notte dei tempi fino all’epoca cel Metaverso. In questa puntata di Zibaldone ne parliamo con Marco Rovelli, autore, insieme a Paolo Monti, del disco Concerto d’amore che riscopre alcune canzoni della tradizione popolare italiana dedicate all’amore. Dal loro disco, che conta con preziose collaborazioni e che spazia dalla Toscana alla Sicilia, passando per il Salento e la Sardegna, ci siamo ascoltati Bella ci dormi (feat. Paola Rovai) e Maremma (feat. Lara Vecoli). – Torna a trovarci Berardo Staglianò (Sentieri Sonori – Radio Ara, Lussemburgo) che ci propone due novità tutte italiane: Marta Del Grandi (Chameleon Eyes) e Paolo Saporiti (Vince lei). – News che ci arrivano dall’Italia: Massimo Silverio (Nijò e Criure). – Le Ultimissime – Último trago: Santy – Era un muchacho que como a mí le gustaban los Beatles y los Rolling Stone (1966, Gianni Morandi)
Quante canzoni sono state scritte sull’amore? Migliaia. Centinaia di migliaia, probabilmente. Dalla notte dei tempi fino all’epoca cel Metaverso. In questa puntata di Zibaldone ne parliamo con Marco Rovelli, autore, insieme a Paolo Monti, del disco Concerto d’amore che riscopre alcune canzoni della tradizione popolare italiana dedicate all’amore. Dal loro disco, che conta con preziose collaborazioni e che spazia dalla Toscana alla Sicilia, passando per il Salento e la Sardegna, ci siamo ascoltati Bella ci dormi (feat. Paola Rovai) e Maremma (feat. Lara Vecoli). – Torna a trovarci Berardo Staglianò (Sentieri Sonori – Radio Ara, Lussemburgo) che ci propone due novità tutte italiane: Marta Del Grandi (Chameleon Eyes) e Paolo Saporiti (Vince lei). – News che ci arrivano dall’Italia: Massimo Silverio (Nijò e Criure). – Le Ultimissime – Último trago: Santy – Era un muchacho que como a mí le gustaban los Beatles y los Rolling Stone (1966, Gianni Morandi)
Calvino con Carlos Barral In questo 2023, centenario della nascita di Italo Calvino, non poteva mancare una puntata del nostro Zibaldone dedicata a uno dei più importanti scrittori italiani. Ma, come tradizione, lo abbiamo voluto fare a modo nostro, parlando delle relazioni, spesso poco conosciute, di Calvino con la Spagna e la letteratura spagnola e latinoamericana. Ci ha accompagnati Francesco Luti, scrittore e professore di Letteratura Italiana presso l’Universitat de Barcelona. Allo stesso tempo, abbiamo voluto indagare, almeno un po’, la relazione di Calvino con la musica. Da una parte, facendovi ascoltare alcune canzoni scritte dall’autore de Le città invisibili ai tempi dei Cantacronache; dall’altra, proponendovi alcune canzoni ispirate alle opere di Calvino. Questa la scaletta della puntata: Giovanni Succi con Rodrigo D’Erasmo (Le città invisibili, frammento), Zibba (Si dorme come cani), Radura (Parigi), Elio e le Fiabe Tese (A Maglie), Glauco Mauri (Il padrone del mondo), Lastanzadigreta (Canzone triste), Lumen (III).
Calvino con Carlos Barral In questo 2023, centenario della nascita di Italo Calvino, non poteva mancare una puntata del nostro Zibaldone dedicata a uno dei più importanti scrittori italiani. Ma, come tradizione, lo abbiamo voluto fare a modo nostro, parlando delle relazioni, spesso poco conosciute, di Calvino con la Spagna e la letteratura spagnola e latinoamericana. Ci ha accompagnati Francesco Luti, scrittore e professore di Letteratura Italiana presso l’Universitat de Barcelona. Allo stesso tempo, abbiamo voluto indagare, almeno un po’, la relazione di Calvino con la musica. Da una parte, facendovi ascoltare alcune canzoni scritte dall’autore de Le città invisibili ai tempi dei Cantacronache; dall’altra, proponendovi alcune canzoni ispirate alle opere di Calvino. Questa la scaletta della puntata: Giovanni Succi con Rodrigo D’Erasmo (Le città invisibili, frammento), Zibba (Si dorme come cani), Radura (Parigi), Elio e le Fiabe Tese (A Maglie), Glauco Mauri (Il padrone del mondo), Lastanzadigreta (Canzone triste), Lumen (III).
No, non vi parliamo di Albert Camus e del suo più famoso romanzo. In questa puntata di Zibaldone viaggiamo nel tempo fino alla Torino degli anni cinquanta, all’esperienza unica dei Cantacronache e alla figura di Michele Straniero, cantautore, musicologo, scrittore e docente, che con Sergio Liberovici di quel gruppo ne fu l’anima, insieme a figure straordinarie come Margot Galante Garrone e Fausto Amodei. In questo viaggio ci accompagna Federico Sirianni che insieme a Michele Gazich ha messo in musica alcune poesie inedite di Michele Straniero. Dal loro disco, Domani si vive e si muore, ci siamo ascoltati Lettera ai genitori, la poesia che dà il titolo all’album e Ho incontrato Michele Straniero, canzone scritta appositamente da Sirianni e Gazich. Vi abbiamo proposto anche alcuni brani dei Cantacronache: Ornella Vanoni (La Zolfara – Amodei-Straniero, 1959), Mauro Palmas con Elena Ledda, Maurizio Gieri e Simonetta Soro (Partigiani fratelli maggiori – Amodei-Straniero, 1999) e gli Yo Yo Mundi (Dove vola l’avvoltoio – Calvino-Liberovici, 2012). – Le Ultimissime – Libro della settimana: Willem Frederik Hermans, La camera oscura di Damocle (Iperborea, 2022) – Último trago: Marina Rossell – Cull la primera poma (1985, cover di Angelo Branduardi)
No, non vi parliamo di Albert Camus e del suo più famoso romanzo. In questa puntata di Zibaldone viaggiamo nel tempo fino alla Torino degli anni cinquanta, all’esperienza unica dei Cantacronache e alla figura di Michele Straniero, cantautore, musicologo, scrittore e docente, che con Sergio Liberovici di quel gruppo ne fu l’anima, insieme a figure straordinarie come Margot Galante Garrone e Fausto Amodei. In questo viaggio ci accompagna Federico Sirianni che insieme a Michele Gazich ha messo in musica alcune poesie inedite di Michele Straniero. Dal loro disco, Domani si vive e si muore, ci siamo ascoltati Lettera ai genitori, la poesia che dà il titolo all’album e Ho incontrato Michele Straniero, canzone scritta appositamente da Sirianni e Gazich. Vi abbiamo proposto anche alcuni brani dei Cantacronache: Ornella Vanoni (La Zolfara – Amodei-Straniero, 1959), Mauro Palmas con Elena Ledda, Maurizio Gieri e Simonetta Soro (Partigiani fratelli maggiori – Amodei-Straniero, 1999) e gli Yo Yo Mundi (Dove vola l’avvoltoio – Calvino-Liberovici, 2012). – Le Ultimissime – Libro della settimana: Willem Frederik Hermans, La camera oscura di Damocle (Iperborea, 2022) – Último trago: Marina Rossell – Cull la primera poma (1985, cover di Angelo Branduardi)
Dopo quasi quattro mesi di impasse, lo scorso 16 novembre Pedro Sánchez è stato rieletto presidente del governo. Continua così l’esperienza dell’esecutivo di coalizione progressista, una delle poche eccezioni esistenti in Europa. Non sarà, però, un cammino facile tra le tensioni tra Sumar e Podemos, le difficili relazioni con gli indipendentisti catalani, la messa a terra della legge di amnistia e le prossime elezioni regionali ed europee. Senza dimenticare, poi, l’attitudine di una destra sempre più radicalizzata che tenterà in un tutti i modi, leciti e non, di affossare il governo. Ne parliamo con due storici e analisti politici, Paola Lo Cascio (Universitat de Barcelona) e Matteo Re (Universidad Rey Juan Carlos). Non sono mancate Le Ultimissime del nostro Fausto De Salvia, alcune news musicali che ci arrivano dall’Italia (Francesco Guccini, La tieta; Massaroni Pianoforti, San Francesco) e l’último trago (Os Resentidos, En Kampuchea).
Dopo quasi quattro mesi di impasse, lo scorso 16 novembre Pedro Sánchez è stato rieletto presidente del governo. Continua così l’esperienza dell’esecutivo di coalizione progressista, una delle poche eccezioni esistenti in Europa. Non sarà, però, un cammino facile tra le tensioni tra Sumar e Podemos, le difficili relazioni con gli indipendentisti catalani, la messa a terra della legge di amnistia e le prossime elezioni regionali ed europee. Senza dimenticare, poi, l’attitudine di una destra sempre più radicalizzata che tenterà in un tutti i modi, leciti e non, di affossare il governo. Ne parliamo con due storici e analisti politici, Paola Lo Cascio (Universitat de Barcelona) e Matteo Re (Universidad Rey Juan Carlos). Non sono mancate Le Ultimissime del nostro Fausto De Salvia, alcune news musicali che ci arrivano dall’Italia (Francesco Guccini, La tieta; Massaroni Pianoforti, San Francesco) e l’último trago (Os Resentidos, En Kampuchea).
Per parlare della sinistra rivoluzionaria in Italia al giorno d’oggi basterebbero, purtroppo, cinque minuti. In questa puntata di Zibaldone, però, andiamo indietro nel tempo e lo facciamo insieme allo storico Eros Francescangeli, autore di «Un mondo meglio di così». La sinistra rivoluzionaria in Italia (1943-1978) (Viella, 2023). Che ruolo ha avuto la sinistra rivoluzionaria nei primi anni della Prima Repubblica? Chi sono stati i suoi principali protagonisti? Quale il suo ruolo nel lungo Sessantotto? E perché dopo quel tragico 1978, segnato dal sequestro e omocidio di Aldo Moro, è precipitata progressivamente nell’irrilevanza? – News che ci arrivano dall’Italia, da altre latitudini e da altri tempi: The Kinks (Money Talks), Andrea Satta (Bellissima) Iosonouncane (Ararat), Francesco Messina (Prati bagnati del Monte Analogo) – Le Ultimissime – Último trago: Las Grecas – Hace Frio Ya (Ma che freddo fa, Nada) (1977)
Per parlare della sinistra rivoluzionaria in Italia al giorno d’oggi basterebbero, purtroppo, cinque minuti. In questa puntata di Zibaldone, però, andiamo indietro nel tempo e lo facciamo insieme allo storico Eros Francescangeli, autore di «Un mondo meglio di così». La sinistra rivoluzionaria in Italia (1943-1978) (Viella, 2023). Che ruolo ha avuto la sinistra rivoluzionaria nei primi anni della Prima Repubblica? Chi sono stati i suoi principali protagonisti? Quale il suo ruolo nel lungo Sessantotto? E perché dopo quel tragico 1978, segnato dal sequestro e omocidio di Aldo Moro, è precipitata progressivamente nell’irrilevanza? – News che ci arrivano dall’Italia, da altre latitudini e da altri tempi: The Kinks (Money Talks), Andrea Satta (Bellissima) Iosonouncane (Ararat), Francesco Messina (Prati bagnati del Monte Analogo) – Le Ultimissime – Último trago: Las Grecas – Hace Frio Ya (Ma che freddo fa, Nada) (1977)
È un dato di fatto che non smettiamo quasi mai di proporre novità musicali dall’Italia: ne abbiamo proposto nella scorsa puntata, con tutta probabilità ne proporremo nella prossima (fanno eccezione praticamente solo i nostri speciali monografici, che hanno un carattere perlopiù retrospettivo). Però qualche brano alla settimana non basta per avere un panorama soddisfacente di cosa si produce nello stivale, e diventa necessario immergersi al 100% nella nuova musica nostrana. Ecco quindi tornare Il Rapporto Italia, una rassegna irregolare (la prima “edizione” risale al marzo 2023) interamente dedicata alla musica italiana contemporanea. Tutti i dischi dei quali vi faremo sentire un brano sono stati pubblicati nel 2023, con una preferenza per gli ultimi mesi dell’anno: una manciata di nomi più noti, alcuni dei quali seguiamo da anni, e tanto underground, guidati dal puro piacere della ricerca e della scoperta, un’emozione che speriamo di riuscire a trasmettervi. Come dicevamo nella presentazione della puntata dello scorso marzo, il sottobosco musicale italiano è in costante fermento, e a otto mesi di distanza quest’affermazione non ha perso un’oncia di verità. Secondo tradizione, lo spettro stilistico è variegato: tanto cantautorato, a volte più intimista, altre con coloriture rock o glam, elettronica ibridata con la forma canzone o puramente strumentale, garage rock d’assalto, alternative con slanci prog, brani sperimentali o indefinibili. La varietà è sempre piacevole, no? Continuate a seguirci: a marzo avevamo annunciato la nostra intenzione di rimanere al passo col presente, vi promettiamo quindi che ci proveremo settimana dopo settimana, fino al prossimo Rapporto Italia. Questa la scaletta della puntata (come detto più sopra, tutti i brani sono del 2023): Lucio Corsi, Danza classica; Colapesce Dimartino (feat. Ivan Graziani), I marinai; Motta (feat. Giovanni Truppi), Alice; Irene Buselli, Con un po’ meno pelle addosso; Marta Del Grandi, Mata Hari; Alek Hidell, First ride; Tutte le Cose Inutili, Grosseto; (+39) 375-649-94-64 My Telephone Number, C’est magique; Tristram, Ragazzo padre figlio VDP; Bachi da Pietra, Mussolini; Golpe, Quelle carte in Villa Wanda. Non sono mancate Le Ultimissime di Fausto.
È un dato di fatto che non smettiamo quasi mai di proporre novità musicali dall’Italia: ne abbiamo proposto nella scorsa puntata, con tutta probabilità ne proporremo nella prossima (fanno eccezione praticamente solo i nostri speciali monografici, che hanno un carattere perlopiù retrospettivo). Però qualche brano alla settimana non basta per avere un panorama soddisfacente di cosa si produce nello stivale, e diventa necessario immergersi al 100% nella nuova musica nostrana. Ecco quindi tornare Il Rapporto Italia, una rassegna irregolare (la prima “edizione” risale al marzo 2023) interamente dedicata alla musica italiana contemporanea. Tutti i dischi dei quali vi faremo sentire un brano sono stati pubblicati nel 2023, con una preferenza per gli ultimi mesi dell’anno: una manciata di nomi più noti, alcuni dei quali seguiamo da anni, e tanto underground, guidati dal puro piacere della ricerca e della scoperta, un’emozione che speriamo di riuscire a trasmettervi. Come dicevamo nella presentazione della puntata dello scorso marzo, il sottobosco musicale italiano è in costante fermento, e a otto mesi di distanza quest’affermazione non ha perso un’oncia di verità. Secondo tradizione, lo spettro stilistico è variegato: tanto cantautorato, a volte più intimista, altre con coloriture rock o glam, elettronica ibridata con la forma canzone o puramente strumentale, garage rock d’assalto, alternative con slanci prog, brani sperimentali o indefinibili. La varietà è sempre piacevole, no? Continuate a seguirci: a marzo avevamo annunciato la nostra intenzione di rimanere al passo col presente, vi promettiamo quindi che ci proveremo settimana dopo settimana, fino al prossimo Rapporto Italia. Questa la scaletta della puntata (come detto più sopra, tutti i brani sono del 2023): Lucio Corsi, Danza classica; Colapesce Dimartino (feat. Ivan Graziani), I marinai; Motta (feat. Giovanni Truppi), Alice; Irene Buselli, Con un po’ meno pelle addosso; Marta Del Grandi, Mata Hari; Alek Hidell, First ride; Tutte le Cose Inutili, Grosseto; (+39) 375-649-94-64 My Telephone Number, C’est magique; Tristram, Ragazzo padre figlio VDP; Bachi da Pietra, Mussolini; Golpe, Quelle carte in Villa Wanda. Non sono mancate Le Ultimissime di Fausto.
Se non proprio maglia nera, l’Italia è uno dei paesi messi peggio in Europa in quanto a parità di genere. Secondo il Global Gender Gap Index del 2023, elaborato dal World Economic Forum, il nostro paese è 79esimo, lontanissimo non solo da Islanda, Norvegia, Finlandia, Svezia o Germania, che occupano le prime posizioni, ma anche dalla Spagna (18esima) e da parecchi paesi americani, africani e asiatici. Perché l’Italia è fanalino di coda? Perché questo ritardo, oramai vergognoso? Ne parliamo con Arianna Santero, ricercatrice in Sociologia presso l’Università di Torino e membro del comitato di redazione della rivista Il Mulino. – News che ci arrivano dall’Italia e da altre latitudini: Marta Dell’Anno (Mercurio ma con la A e Sogno n.3 (con Gina canto a squarciagola)), Any Other (Awful Thread), Patrizia Cirulli (Relogio cumpiacente) – Le Ultimissime – Libro della settimana: Daniel Pennac, Il caso Malaussène. Mi hanno mentito (Feltrinelli, 2018) e Capolinea Malaussène (Feltrinelli, 2023) – Último trago: Mercedes Sosa – Pobre patria
Se non proprio maglia nera, l’Italia è uno dei paesi messi peggio in Europa in quanto a parità di genere. Secondo il Global Gender Gap Index del 2023, elaborato dal World Economic Forum, il nostro paese è 79esimo, lontanissimo non solo da Islanda, Norvegia, Finlandia, Svezia o Germania, che occupano le prime posizioni, ma anche dalla Spagna (18esima) e da parecchi paesi americani, africani e asiatici. Perché l’Italia è fanalino di coda? Perché questo ritardo, oramai vergognoso? Ne parliamo con Arianna Santero, ricercatrice in Sociologia presso l’Università di Torino e membro del comitato di redazione della rivista Il Mulino. – News che ci arrivano dall’Italia e da altre latitudini: Marta Dell’Anno (Mercurio ma con la A e Sogno n.3 (con Gina canto a squarciagola)), Any Other (Awful Thread), Patrizia Cirulli (Relogio cumpiacente) – Le Ultimissime – Libro della settimana: Daniel Pennac, Il caso Malaussène. Mi hanno mentito (Feltrinelli, 2018) e Capolinea Malaussène (Feltrinelli, 2023) – Último trago: Mercedes Sosa – Pobre patria
Si avvicina Halloween, una festività che non ha fin qui mai influenzato la nostra programmazione, ma si sa, nella vita è bello sperimentare prime volte e anche i pretesti più flebili, se ben sfruttati, possono condurre a risultati interessanti. A voi, come sempre, l’onore e l’onere del giudizio. Oggi niente zucche (e neanche cocomeri, giusto per citare uno storico errore di traduzione dei Peanuts che i meno giovani ricorderanno, e che dimostra come qualche decennio fa, in Italia, Halloween fosse un concetto alquanto nebuloso) ma, come sempre su queste frequenze, tanta musica, che ci riporta a un periodo ben preciso della storia italiana: gli anni settanta del secolo scorso, che invece ci piace molto frequentare, e l’inizio del decennio successivo, quando un agguerrito manipolo di compositori e una manciata di band forgiò un suono riconoscibilissimo, pur nella sua varietà, allo scopo di accompagnare un’altra “scuola” nostrana, quella del cinema giallo all’italiana, che sfocerà progressivamente in alcune delle pellicole più truculente della storia del cinema di genere mondiale. E sì, crediamo, e non siamo i soli, che quelle colonne sonore abbiano contribuito in modo decisivo al successo di molti di quei film e, soprattutto, a forgiare un immaginario. In questa puntata troverete mostri sacri delle colonne sonore nostrane, così come nomi noti solo agli addetti ai lavori, ma non per questo meno interessanti, per una sfiziosa carrellata, piena di groove, inattesi momenti idillici ma soprattutto tanta, tanta tensione. Speriamo che vi inchiodi (non letteralmente…) alla sedia, e chissà che l’anno prossimo… Questa la scaletta della puntata (fra parentesi, titolo del film riferimento, regista e anno di pubblicazione): Riz Ortolani, Come un delirio (da Non si sevizia un paperino, Lucio Fulci, 1972); Alessandro Alessandroni, Devil´s night (da La terrificante notte del demonio, Jean Brismée, 1971; Carlo Savina, Finale (da Lisa e il diavolo, Mario Bava, 1973); Ennio Morricone, Violenza inattesa (da L’uccello dalle piume di cristallo, Dario Argento, 1970) e Trafelato (da Giornata nera per l’ariete, Luigi Bazzoni, 1971); Bruno Nicolai, Insidia (da Tutti i colori del buio, Sergio Martino, 1972); Giuliano Sorgini, Momento pop (versione breve) (da Un urlo nelle tenebre, Elo Pannacciò, 1975); Stelvio Cipriani, Devil dance (da Un’ombra nell’ombra, Pier Carpi, 1979); Amedeo Tommasi, Titoli finali (da La casa dalle finestre che ridono, Pupi Avati, 1976); Trans Europa Express, Seq. 1 (da Il gatto dagli occhi di giada, Antonio Bido, 1977); Goblin, Titoli (da Buio Omega, Joe D’Amato, 1979); Riz Ortolani, Main theme (da Cannibal holocaust, Ruggero Deodato, 1980); Marcello Giombini, Prigioniere del sesso (da Orinoco: prigioniere del sesso, Edoardo Mulargia, 1980) e End title (da Antropophagus, Joe D’Amato, 1980); Fabio Frizzi, Voci dal nulla (da …E tu vivrai nel terrore! – L’aldilà, Lucio Fulci, 1981).
Si avvicina Halloween, una festività che non ha fin qui mai influenzato la nostra programmazione, ma si sa, nella vita è bello sperimentare prime volte e anche i pretesti più flebili, se ben sfruttati, possono condurre a risultati interessanti. A voi, come sempre, l’onore e l’onere del giudizio. Oggi niente zucche (e neanche cocomeri, giusto per citare uno storico errore di traduzione dei Peanuts che i meno giovani ricorderanno, e che dimostra come qualche decennio fa, in Italia, Halloween fosse un concetto alquanto nebuloso) ma, come sempre su queste frequenze, tanta musica, che ci riporta a un periodo ben preciso della storia italiana: gli anni settanta del secolo scorso, che invece ci piace molto frequentare, e l’inizio del decennio successivo, quando un agguerrito manipolo di compositori e una manciata di band forgiò un suono riconoscibilissimo, pur nella sua varietà, allo scopo di accompagnare un’altra “scuola” nostrana, quella del cinema giallo all’italiana, che sfocerà progressivamente in alcune delle pellicole più truculente della storia del cinema di genere mondiale. E sì, crediamo, e non siamo i soli, che quelle colonne sonore abbiano contribuito in modo decisivo al successo di molti di quei film e, soprattutto, a forgiare un immaginario. In questa puntata troverete mostri sacri delle colonne sonore nostrane, così come nomi noti solo agli addetti ai lavori, ma non per questo meno interessanti, per una sfiziosa carrellata, piena di groove, inattesi momenti idillici ma soprattutto tanta, tanta tensione. Speriamo che vi inchiodi (non letteralmente…) alla sedia, e chissà che l’anno prossimo… Questa la scaletta della puntata (fra parentesi, titolo del film riferimento, regista e anno di pubblicazione): Riz Ortolani, Come un delirio (da Non si sevizia un paperino, Lucio Fulci, 1972); Alessandro Alessandroni, Devil´s night (da La terrificante notte del demonio, Jean Brismée, 1971; Carlo Savina, Finale (da Lisa e il diavolo, Mario Bava, 1973); Ennio Morricone, Violenza inattesa (da L’uccello dalle piume di cristallo, Dario Argento, 1970) e Trafelato (da Giornata nera per l’ariete, Luigi Bazzoni, 1971); Bruno Nicolai, Insidia (da Tutti i colori del buio, Sergio Martino, 1972); Giuliano Sorgini, Momento pop (versione breve) (da Un urlo nelle tenebre, Elo Pannacciò, 1975); Stelvio Cipriani, Devil dance (da Un’ombra nell’ombra, Pier Carpi, 1979); Amedeo Tommasi, Titoli finali (da La casa dalle finestre che ridono, Pupi Avati, 1976); Trans Europa Express, Seq. 1 (da Il gatto dagli occhi di giada, Antonio Bido, 1977); Goblin, Titoli (da Buio Omega, Joe D’Amato, 1979); Riz Ortolani, Main theme (da Cannibal holocaust, Ruggero Deodato, 1980); Marcello Giombini, Prigioniere del sesso (da Orinoco: prigioniere del sesso, Edoardo Mulargia, 1980) e End title (da Antropophagus, Joe D’Amato, 1980); Fabio Frizzi, Voci dal nulla (da …E tu vivrai nel terrore! – L’aldilà, Lucio Fulci, 1981).
Dieci anni fa se ne andava uno dei più geniali artisti italiani, Enzo Jannacci. Amato, apprezzato, ricordato spesso con un sorriso, sì. Ma rispetto agli altri numi tutelari della canzone d’autore italiana, da De Andrè a De Gregori, da Dalla a Guccini, quell’indefinibile medico milanese, autore di successi come Vengo anch’io, Sei minuti all’alba o Ci vuole orecchio, non è tenuto nella considerazione che gli spetterebbe. In questi giorni lo si ricorda in grande stile a Sanremo perché proprio a lui è dedicata la 46esima Rassegna della canzone d’autore, più conosciuta come Premio Tenco. Che come sempre è molte, moltissime cose. Ed infatti, oltre ai vincitori delle targhe decise da una giuria di giornalisti e operatori del settore (Vinicio Capossela, Almamegretta, Alice, Daniela Pes, Niccolò Fabi e Francesco Guccini), sul palco del teatro Ariston saliranno anche Eugenio Finardi, Ron, Carmen Consoli, Angelo Branduardi, il brasiliano Tom Zé, il palestinese-siriano Aeham Ahmad, Tosca o Flavio Giurato. E poi molte sono le attività “collaterali”: concerti nella Pigna di Sanremo, incontri con gli artisti, dibattiti, presentazioni di libri, proiezioni di documentari. In cui, ovviamente, Jannacci sarà uno dei principali protagonisti. Ne parliamo con Sergio Secondiano Sacchi, direttore artistico del Club Tenco. Questa la scaletta della puntata: Enzo Jannacci (Vengo anch’io. No, tu no -1968–; L’uomo a metà -2004-; Quando il sipario -1976-), Eugenio Finardi (Giai Phong, 1977), Carmen Consoli (Maria Catena, 2006), Flavio Giurato (Orbetello, 1982), Tom Zé (O Sandalo, 1972), Aeham Ahmad Quintet (Together, 2022).
Dieci anni fa se ne andava uno dei più geniali artisti italiani, Enzo Jannacci. Amato, apprezzato, ricordato spesso con un sorriso, sì. Ma rispetto agli altri numi tutelari della canzone d’autore italiana, da De Andrè a De Gregori, da Dalla a Guccini, quell’indefinibile medico milanese, autore di successi come Vengo anch’io, Sei minuti all’alba o Ci vuole orecchio, non è tenuto nella considerazione che gli spetterebbe. In questi giorni lo si ricorda in grande stile a Sanremo perché proprio a lui è dedicata la 46esima Rassegna della canzone d’autore, più conosciuta come Premio Tenco. Che come sempre è molte, moltissime cose. Ed infatti, oltre ai vincitori delle targhe decise da una giuria di giornalisti e operatori del settore (Vinicio Capossela, Almamegretta, Alice, Daniela Pes, Niccolò Fabi e Francesco Guccini), sul palco del teatro Ariston saliranno anche Eugenio Finardi, Ron, Carmen Consoli, Angelo Branduardi, il brasiliano Tom Zé, il palestinese-siriano Aeham Ahmad, Tosca o Flavio Giurato. E poi molte sono le attività “collaterali”: concerti nella Pigna di Sanremo, incontri con gli artisti, dibattiti, presentazioni di libri, proiezioni di documentari. In cui, ovviamente, Jannacci sarà uno dei principali protagonisti. Ne parliamo con Sergio Secondiano Sacchi, direttore artistico del Club Tenco. Questa la scaletta della puntata: Enzo Jannacci (Vengo anch’io. No, tu no -1968–; L’uomo a metà -2004-; Quando il sipario -1976-), Eugenio Finardi (Giai Phong, 1977), Carmen Consoli (Maria Catena, 2006), Flavio Giurato (Orbetello, 1982), Tom Zé (O Sandalo, 1972), Aeham Ahmad Quintet (Together, 2022).
Ormai non è una novità: la comunità italiana è numerosissima a Barcellona. E molto attiva, soprattutto per quanto riguarda le iniziative culturali. E proprio di una di queste vogliamo parlarvi in questa puntata di Zibaldone. Per il secondo anno consecutivo, infatti, nel quartiere di Gràcia si organizza il Festival della Letteratura Italiana di Barcellona, una tre giorni ricca di incontri con autori italiani, dialoghi, dibattiti, ma anche recital di poesia e concerti. Ne parliamo con Cecilia Ricciarelli, fondatrice della libreria italiana Le Nuvole e direttrice artistica del FLIB, che ci spiega quali sono i “binari secondari” che danno il titolo all’edizione di quest’anno del festival. Tra gli ospiti ci saranno anche i Wu Ming, collettivo sulle scene da un quarto di secolo, che presenteranno la loro ultima fatica, Ufo 78, romanzo ambientato in un anno cruciale della storia italiana, riletto tra fine del ciclo del lungo ’68, inizio del riflusso e… ufologia. Ce ne parla Wu Ming 4. Per accompagnarci in questa puntata letteraria, abbiamo scelto alcuni brani di artisti italiani parte di colonne sonore di film e serie uscite nell’ultimo biennio: Don Antonio & The Graces feat. Daniela Peroni (Cinque minuti di te), Colapesce Dimartino (Il cuore è un malfattore), Andrea Laszlo De Simone (Il Regno Animale) e Calibro 35 feat. MEI e Tahnee Rodriguez (Little girl ready for big dreams). Non sono mancate poi Le Ultimissime e l’último trago, una particolare versione di Dio è morto interpretata dall’argentina Marilina Ross.
Ormai non è una novità: la comunità italiana è numerosissima a Barcellona. E molto attiva, soprattutto per quanto riguarda le iniziative culturali. E proprio di una di queste vogliamo parlarvi in questa puntata di Zibaldone. Per il secondo anno consecutivo, infatti, nel quartiere di Gràcia si organizza il Festival della Letteratura Italiana di Barcellona, una tre giorni ricca di incontri con autori italiani, dialoghi, dibattiti, ma anche recital di poesia e concerti. Ne parliamo con Cecilia Ricciarelli, fondatrice della libreria italiana Le Nuvole e direttrice artistica del FLIB, che ci spiega quali sono i “binari secondari” che danno il titolo all’edizione di quest’anno del festival. Tra gli ospiti ci saranno anche i Wu Ming, collettivo sulle scene da un quarto di secolo, che presenteranno la loro ultima fatica, Ufo 78, romanzo ambientato in un anno cruciale della storia italiana, riletto tra fine del ciclo del lungo ’68, inizio del riflusso e… ufologia. Ce ne parla Wu Ming 4. Per accompagnarci in questa puntata letteraria, abbiamo scelto alcuni brani di artisti italiani parte di colonne sonore di film e serie uscite nell’ultimo biennio: Don Antonio & The Graces feat. Daniela Peroni (Cinque minuti di te), Colapesce Dimartino (Il cuore è un malfattore), Andrea Laszlo De Simone (Il Regno Animale) e Calibro 35 feat. MEI e Tahnee Rodriguez (Little girl ready for big dreams). Non sono mancate poi Le Ultimissime e l’último trago, una particolare versione di Dio è morto interpretata dall’argentina Marilina Ross.
Sì, lo sappiamo: se preso alla lettera, il titolo di questa puntata può suonare fin troppo roboante: le canzoni a tema calcistico composte nel nostro paese sono sicuramente centinaia, più probabilmente migliaia, e l’idea di trattarle tutte fa davvero tremare i polsi. Ma no, non ci abbiamo pensato nemmeno per un attimo: il titolo è semplicemente un omaggio a un programma storico della radio italiana e un modo suggestivo di presentarvi il nostro nuovo speciale monografico. Per un’ora vi terremo compagnia zigzagando tra i decenni e gli stili, dallo swing alla trap, dal pop alla bossa nova, dal cha cha cha al punk, toccando agilmente quante più sfaccettature possibili di quella terra mai del tutto esplorata che è l’intersezione tra calcio e musica in Italia: storie di vita che hanno per sfondo gli stadi della penisola, dediche enfatiche, nostalgiche o rancorose a grandi campioni, inni sociali di periferia, calciatori canterini, senza dimenticare gli strumentali che, grazie alla loro funzione di sigla televisiva, si sono legati in modo indissolubile all’immaginario pallonaro. E siccome con questo speciale abbiamo appena scalfito la superficie di un repertorio, come dicevamo all’inizio, virtualmente infinito, aspettatevi nei mesi a venire un secondo capitolo. Prima di lasciarvi all’ascolto, però, vi annunciamo con piacere che da qualche giorno il nostro Zibaldone ha un fiammante profilo Instagram, che vi invitiamo a seguire da subito per non perdervi anticipazioni sulle prossime puntate e gustosi recuperi dal nostro archivio: digitate @zibaldone_radiocontrabanda e cominciate a seguirci anche sul social delle foto! Per TikTok, però, non vi promettiamo niente. Questa la scaletta della puntata: Jack Trombey, Pancho (1966); Dino Olivieri Orchestra (canta Rossi), La donzelletta (1940); Jerry e I Milanisti, Rivera cha cha cha (1962); Adriano Celentano, Eravamo in 100.000 (1967); Mina, Ossessione ’70 (1972); The Snobs, Forza Ischia (197?); Enzo Jannacci, Linea bianca (1983); Beppe Galderisi, Sto correndo (1985); Jocelyn Pulsar, Garella (2008); Scudetto, Hurrà Juventus (2018); Sex Pizzul, Stadium (2016); Enzo Dong, Higuain (2017); Belli Cosi, Studio Sport (2001); Piero Umiliani, Dribbling (1963).
Sì, lo sappiamo: se preso alla lettera, il titolo di questa puntata può suonare fin troppo roboante: le canzoni a tema calcistico composte nel nostro paese sono sicuramente centinaia, più probabilmente migliaia, e l’idea di trattarle tutte fa davvero tremare i polsi. Ma no, non ci abbiamo pensato nemmeno per un attimo: il titolo è semplicemente un omaggio a un programma storico della radio italiana e un modo suggestivo di presentarvi il nostro nuovo speciale monografico. Per un’ora vi terremo compagnia zigzagando tra i decenni e gli stili, dallo swing alla trap, dal pop alla bossa nova, dal cha cha cha al punk, toccando agilmente quante più sfaccettature possibili di quella terra mai del tutto esplorata che è l’intersezione tra calcio e musica in Italia: storie di vita che hanno per sfondo gli stadi della penisola, dediche enfatiche, nostalgiche o rancorose a grandi campioni, inni sociali di periferia, calciatori canterini, senza dimenticare gli strumentali che, grazie alla loro funzione di sigla televisiva, si sono legati in modo indissolubile all’immaginario pallonaro. E siccome con questo speciale abbiamo appena scalfito la superficie di un repertorio, come dicevamo all’inizio, virtualmente infinito, aspettatevi nei mesi a venire un secondo capitolo. Prima di lasciarvi all’ascolto, però, vi annunciamo con piacere che da qualche giorno il nostro Zibaldone ha un fiammante profilo Instagram, che vi invitiamo a seguire da subito per non perdervi anticipazioni sulle prossime puntate e gustosi recuperi dal nostro archivio: digitate @zibaldone_radiocontrabanda e cominciate a seguirci anche sul social delle foto! Per TikTok, però, non vi promettiamo niente. Questa la scaletta della puntata: Jack Trombey, Pancho (1966); Dino Olivieri Orchestra (canta Rossi), La donzelletta (1940); Jerry e I Milanisti, Rivera cha cha cha (1962); Adriano Celentano, Eravamo in 100.000 (1967); Mina, Ossessione ’70 (1972); The Snobs, Forza Ischia (197?); Enzo Jannacci, Linea bianca (1983); Beppe Galderisi, Sto correndo (1985); Jocelyn Pulsar, Garella (2008); Scudetto, Hurrà Juventus (2018); Sex Pizzul, Stadium (2016); Enzo Dong, Higuain (2017); Belli Cosi, Studio Sport (2001); Piero Umiliani, Dribbling (1963).
Un anno fa l’estrema destra vinceva le elezioni in Italia e un mese dopo, proprio nel centenario della Marcia su Roma, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, era eletta presidente del Consiglio. Qual è il bilancio di un anno di governo di destra estrema? Negli ultimi mesi, la “luna di miele” tra gli italiani e Giorgia sembrerebbe essere finita, come segnalava recentemente il Financial Times? L’esecutivo sembra avere parecchi problemi tra un’economia stagnante, un’inflazione alle stelle, una manovra che si annuncia sotto il segno dell’austerity, le difficoltà nella gestione del Pnrr, pessime relazioni in ambito europeo e, dulcis in fundo, l’incapacità manifesta di gestire i flussi di migranti. Siamo in vista di un giro di boa? O i grattacapi di Giorgia non metteranno in difficoltà l’ampia maggioranza di cui gode in parlamento e nel paese? Ne parliamo con Matteo Pucciarelli, giornalista de La Repubblica e autore di diversi libri, tra cui Anatomia di un populista. La vera storia di Matteo Salvini (2016) e Guerra alla guerra. Guida alle idee e alle pratiche del pacifismo italiano (2023). – News che ci arrivano dall’Italia e da altre latitudini: Bud Spencer Blues Explosion (Insynthesi), Angus McOg (Communist Party Party), Magicaboola Brass Band (Bella Ciao Amandoti), Etrain de l’Aïr (Toubouk Ine Chihouossay) – Le Ultimissime – Libro della settimana: Tonia Mastrobuoni, L’erosione. Come i sovranismi stanno spazzando via la democrazia in Europa (Mondadori, 2023) – Último trago: Orquesta Internacional Policía de los Colombianos – Si me dejas no vale
Un anno fa l’estrema destra vinceva le elezioni in Italia e un mese dopo, proprio nel centenario della Marcia su Roma, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, era eletta presidente del Consiglio. Qual è il bilancio di un anno di governo di destra estrema? Negli ultimi mesi, la “luna di miele” tra gli italiani e Giorgia sembrerebbe essere finita, come segnalava recentemente il Financial Times? L’esecutivo sembra avere parecchi problemi tra un’economia stagnante, un’inflazione alle stelle, una manovra che si annuncia sotto il segno dell’austerity, le difficoltà nella gestione del Pnrr, pessime relazioni in ambito europeo e, dulcis in fundo, l’incapacità manifesta di gestire i flussi di migranti. Siamo in vista di un giro di boa? O i grattacapi di Giorgia non metteranno in difficoltà l’ampia maggioranza di cui gode in parlamento e nel paese? Ne parliamo con Matteo Pucciarelli, giornalista de La Repubblica e autore di diversi libri, tra cui Anatomia di un populista. La vera storia di Matteo Salvini (2016) e Guerra alla guerra. Guida alle idee e alle pratiche del pacifismo italiano (2023). – News che ci arrivano dall’Italia e da altre latitudini: Bud Spencer Blues Explosion (Insynthesi), Angus McOg (Communist Party Party), Magicaboola Brass Band (Bella Ciao Amandoti), Etrain de l’Aïr (Toubouk Ine Chihouossay) – Le Ultimissime – Libro della settimana: Tonia Mastrobuoni, L’erosione. Come i sovranismi stanno spazzando via la democrazia in Europa (Mondadori, 2023) – Último trago: Orquesta Internacional Policía de los Colombianos – Si me dejas no vale
Arriva l’autunno e quest’anno ci trova puntuali, pronti ai blocchi di partenza, con una nuova stagione del nostro Zibaldone. E più che un semplice ritorno è quasi un nuovo inizio: nuovo formato (un’ora di programma invece delle canoniche due), nuovo orario (il venerdì dalle 17 alle 18, sempre sulle frequenze dell’inossidabile Radio Contrabanda), nuova sigla (ultragroovy e a cura di una vecchia conoscenza della trasmissione, Fiorino). Ma le novità non finiscono qui: sincronizzate gli orologi e continuate a seguirci! Il 22 agosto, esattamente un mese fa, è scomparso all’età di ottant’anni, Toto Cutugno. Un simbolo degli anni ’80 nostrani, della canzone sanremese e al tempo stesso delle melodie tricolori da esportazione e, ovviamente, per via del suo brano più celebre, dell’italianità a tutto tondo. Che piaccia o no (e qui a Zibaldone non possiamo certo definirci suoi ammiratori), non si può parlare troppo a lungo di pop italiano senza imbattersi nella sua figura: è però possibile parlare di Toto Cutugno senza naufragare negli stereotipi? Noi ci abbiamo provato, a voi il giudizio. In questa puntata troverete gli esordi romantici con Toto e i Tati, l’irrisolta vocazione sperimentale degli Albatros, e una quantità di cover spesso stupefacenti, che dimostrano nel modo più inatteso l’influenza di Cutugno sul pop internazionale. Insomma, non vi faremo sentire L’italiano. O forse sì? Questa la scaletta di oggi: Toto e I Tati, Il rimpianto (1965); Albatros, Gran premio (1977); Albatros, Stop-Stop violence (1977); Lee Hazlewood & Nancy Sinatra, Indian Summer (1976); Iggy Pop, Et si tu n’existais pas (2012); Ludmila Gurchenko, Gody proletayut (1978); Kari Tapio, Olen suomalainen (1983); De Strangers, ‘k zen liever lui as mug (1990); Elio e Le Storie Tese, Ameri (1994); Toto Cutugno, Mi piacerebbe (andare al mare di lunedì o giù di lì (1985); Toto Cutugno vs. Daft Punk (mixed by Erre) Toto by Cutugno (2017); Pecos Kanvas, Vuelve (1981).
Arriva l’autunno e quest’anno ci trova puntuali, pronti ai blocchi di partenza, con una nuova stagione del nostro Zibaldone. E più che un semplice ritorno è quasi un nuovo inizio: nuovo formato (un’ora di programma invece delle canoniche due), nuovo orario (il venerdì dalle 17 alle 18, sempre sulle frequenze dell’inossidabile Radio Contrabanda), nuova sigla (ultragroovy e a cura di una vecchia conoscenza della trasmissione, Fiorino). Ma le novità non finiscono qui: sincronizzate gli orologi e continuate a seguirci! Il 22 agosto, esattamente un mese fa, è scomparso all’età di ottant’anni, Toto Cutugno. Un simbolo degli anni ’80 nostrani, della canzone sanremese e al tempo stesso delle melodie tricolori da esportazione e, ovviamente, per via del suo brano più celebre, dell’italianità a tutto tondo. Che piaccia o no (e qui a Zibaldone non possiamo certo definirci suoi ammiratori), non si può parlare troppo a lungo di pop italiano senza imbattersi nella sua figura: è però possibile parlare di Toto Cutugno senza naufragare negli stereotipi? Noi ci abbiamo provato, a voi il giudizio. In questa puntata troverete gli esordi romantici con Toto e i Tati, l’irrisolta vocazione sperimentale degli Albatros, e una quantità di cover spesso stupefacenti, che dimostrano nel modo più inatteso l’influenza di Cutugno sul pop internazionale. Insomma, non vi faremo sentire L’italiano. O forse sì? Questa la scaletta di oggi: Toto e I Tati, Il rimpianto (1965); Albatros, Gran premio (1977); Albatros, Stop-Stop violence (1977); Lee Hazlewood & Nancy Sinatra, Indian Summer (1976); Iggy Pop, Et si tu n’existais pas (2012); Ludmila Gurchenko, Gody proletayut (1978); Kari Tapio, Olen suomalainen (1983); De Strangers, ‘k zen liever lui as mug (1990); Elio e Le Storie Tese, Ameri (1994); Toto Cutugno, Mi piacerebbe (andare al mare di lunedì o giù di lì (1985); Toto Cutugno vs. Daft Punk (mixed by Erre) Toto by Cutugno (2017); Pecos Kanvas, Vuelve (1981).
Ormai è una delle tradizioni più durature del nostro programma: la stagione si chiude a luglio con uno speciale su canzoni dedicate all’estate: e anno dopo anno ci stupiamo sempre di più constatando che riusciamo a reperire senza troppo sforzo materiale per puntate varie e sorprendenti. E così, anche oggi, col fondamentale aiuto del Banzo e di Fausto De Salvia, vi offriamo 25 canzoni che coprono quasi sessant’anni di musica, saltellando fra Italia, Spagna, Francia, USA e Galles, e generi distanti come pop, beat, cantautorato, soul, indie rock, elettronica “cosmica” e psichedelia. Questa la scaletta della puntata: Riccardo Del Turco, Luglio (1968); Domenico Modugno, Mariti in città (1958, versione 1972); Quartetto Cetra, Se fossi Giulio Verne (1965); Le Gemelle Kessler, L’estate corta (1965); Micky y Los Tonys, No sé nadar (1966); The Systems, L’estate è finita (1967); Gabriella Ferri, Stornello dell’estate (1966); Gino Paoli, Un’altra estate (1974); Nanni Svampa, Adesso vien l’estate (1974); Paolo Ormi e La Sua Orchestra, Spiaggia libera (1971); Love, Bummer in the Summer (1967); Gladys Knight & The Pips, It’s Summer (1968); The Isley Brothers, Summer Breeze (1974); Johnson Righeira, Tambroni Twist (1981); Paloma San Basilio, Unas Vacaciones (1983); Los Vegetales, Odio el verano (seconda metà anni ’80); Baffo Banfi, Quella dolce estate sul pianeta Venere (1979); Animal Collective, Summertime Clothes (2009); The Zephyr Bones, Weird Summer (2015); Beat Happening, Indian Summer (1988); Verdena, Sorriso in spiaggia, parte I (2011); Wilco, Heavy metal drummer (2002); Gorky’s Zygotic Mynci, Face like Summer (2000); Brunori Sas, Guardia ’82 (2010); La Femme, Septembre (2016). Buona estate! Ci risentiamo a settembre con importanti novità!
Ormai è una delle tradizioni più durature del nostro programma: la stagione si chiude a luglio con uno speciale su canzoni dedicate all’estate: e anno dopo anno ci stupiamo sempre di più constatando che riusciamo a reperire senza troppo sforzo materiale per puntate varie e sorprendenti. E così, anche oggi, col fondamentale aiuto del Banzo e di Fausto De Salvia, vi offriamo 25 canzoni che coprono quasi sessant’anni di musica, saltellando fra Italia, Spagna, Francia, USA e Galles, e generi distanti come pop, beat, cantautorato, soul, indie rock, elettronica “cosmica” e psichedelia. Questa la scaletta della puntata: Riccardo Del Turco, Luglio (1968); Domenico Modugno, Mariti in città (1958, versione 1972); Quartetto Cetra, Se fossi Giulio Verne (1965); Le Gemelle Kessler, L’estate corta (1965); Micky y Los Tonys, No sé nadar (1966); The Systems, L’estate è finita (1967); Gabriella Ferri, Stornello dell’estate (1966); Gino Paoli, Un’altra estate (1974); Nanni Svampa, Adesso vien l’estate (1974); Paolo Ormi e La Sua Orchestra, Spiaggia libera (1971); Love, Bummer in the Summer (1967); Gladys Knight & The Pips, It’s Summer (1968); The Isley Brothers, Summer Breeze (1974); Johnson Righeira, Tambroni Twist (1981); Paloma San Basilio, Unas Vacaciones (1983); Los Vegetales, Odio el verano (seconda metà anni ’80); Baffo Banfi, Quella dolce estate sul pianeta Venere (1979); Animal Collective, Summertime Clothes (2009); The Zephyr Bones, Weird Summer (2015); Beat Happening, Indian Summer (1988); Verdena, Sorriso in spiaggia, parte I (2011); Wilco, Heavy metal drummer (2002); Gorky’s Zygotic Mynci, Face like Summer (2000); Brunori Sas, Guardia ’82 (2010); La Femme, Septembre (2016). Buona estate! Ci risentiamo a settembre con importanti novità!
Penultima puntata del nostro Zibaldone prima della pausa estiva. Puntata ricca, mi ci ficco. Tra icone pop e dibattiti sulla situazione politica spagnola alle porte di un voto cruciale. Qui il menù della puntata di questo venerdì di Zibaldone: – Il 23 luglio la Spagna torna alle urne. Si tratta di elezioni cruciali che possono aprire le porte del governo all’estrema destra di Vox. Qual è la situazione del paese? Cosa ha sbagliato la sinistra? Cosa dovrebbe fare? Ne parliamo con Luca Tancredi Barone, giornalista e collaboratore de Il manifesto, e Paola Lo Cascio, professoressa di storia contemporanea presso l’Universitat de Barcelona. – Donna Summer ha fatto ballare un’intera generazione (e non solo, in realtà). Ma oltre ad essere stata una vera e propria regina della disco, è stata anche un’icona pop. Ne parliamo con Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, autori di Donna Summer. La voce arcobaleno. Da disco queen a icona pop (Coniglio Editore, 2023). Dagli anni dorati della tappa dance di Donna Summer ci ascoltiamo Love to love you baby, I feel love e Hot Stuff, frutto della collaborazione con Giorgio Moroder e Pete Bellotte. – Torna a trovarci Ricky Russo che ci propone due brani di Jesse Malin (Broken Radio e Here’s The Situation). – News che ci arrivano dall’Italia: Gabriele Laponte (Neri a metà), Almamegretta (Senghe), Il Re Tarantola (Aiutiamoli a casa loro comprando le loro lauree), Kento, Bestierare e Serhat Akbal (A las barricadas 2023). – Le Ultimissime – De Italia a otra parte: Manzanita (Cosa Nostra, Toto Cotougno 1980)
Penultima puntata del nostro Zibaldone prima della pausa estiva. Puntata ricca, mi ci ficco. Tra icone pop e dibattiti sulla situazione politica spagnola alle porte di un voto cruciale. Qui il menù della puntata di questo venerdì di Zibaldone: – Il 23 luglio la Spagna torna alle urne. Si tratta di elezioni cruciali che possono aprire le porte del governo all’estrema destra di Vox. Qual è la situazione del paese? Cosa ha sbagliato la sinistra? Cosa dovrebbe fare? Ne parliamo con Luca Tancredi Barone, giornalista e collaboratore de Il manifesto, e Paola Lo Cascio, professoressa di storia contemporanea presso l’Universitat de Barcelona. – Donna Summer ha fatto ballare un’intera generazione (e non solo, in realtà). Ma oltre ad essere stata una vera e propria regina della disco, è stata anche un’icona pop. Ne parliamo con Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, autori di Donna Summer. La voce arcobaleno. Da disco queen a icona pop (Coniglio Editore, 2023). Dagli anni dorati della tappa dance di Donna Summer ci ascoltiamo Love to love you baby, I feel love e Hot Stuff, frutto della collaborazione con Giorgio Moroder e Pete Bellotte. – Torna a trovarci Ricky Russo che ci propone due brani di Jesse Malin (Broken Radio e Here’s The Situation). – News che ci arrivano dall’Italia: Gabriele Laponte (Neri a metà), Almamegretta (Senghe), Il Re Tarantola (Aiutiamoli a casa loro comprando le loro lauree), Kento, Bestierare e Serhat Akbal (A las barricadas 2023). – Le Ultimissime – De Italia a otra parte: Manzanita (Cosa Nostra, Toto Cotougno 1980)
Paolo Benvegnù In questa puntata di Zibaldone, troverete soprattutto tantissima musica per accompagnarvi in questo inizio d’estate. Nella prima parte della trasmissione vi proporremo una serie di novità discografiche dall’Italia, in una specie di seguito del Rapporto Italia che vi abbiamo proposto lo scorso marzo: come tradizione, troverete tanta canzone d’autore, nel nostro instancabile tentativo di tracciare una mappa affidabile del cantautorato contemporaneo in Italia, ma anche pennellate di post rock e sperimentazione. La seconda parte della puntata è invece dedicata a un doveroso omaggio a Matteo Romagnoli, ex-leader dei 4fioriperzoe, solista col nome di Matteo Costa, manager e sesto uomo de Lo Stato Sociale, e fondatore di Garrincha Dischi, una delle etichette indipendenti italiane che abbiamo seguito con più passione e costanza nel corso degli anni. Romagnoli è purtroppo venuto a mancare lo scorso 14 giugno dopo una lunga malattia, e ci è sembrato quindi doveroso proporvi una selezione dei progetti ai quali Romagnoli ha partecipato direttamente e che ha promosso con la sua etichetta, definendo in modo indelebile il suono dell’indie italiano nei recentemente conclusi anni dieci e oltre. Grazie di tutto, Matteo. Questa la scaletta della puntata: Daniela Pes –Novità musicali, o, il mini-rapporto Italia giugno 2023 Maria Antonietta, Con le buone maniere; Paolo Benvegnù, 27/12; Giovanni Truppi, Intro e Centocelle; Galoni, Gino; Federico Dragogna, Dubbi; Daniela Pes, Làira; Staindubatta, A cavalcín; Laura Agnusdei, Sasha; Anna Ox, Ex macello (tutti i brani sono stati pubblicati nel 2023). -Omaggio a Matteo Romagnoli (1980-2023) 4fioriperzoe, Attendere, riuscire, averti (2008); Matteo Costa & The Lucky Strikes, A marzo ritorno (2012); Lo Stato Sociale, Sono così indie (2012); L’Officina della Camomilla, Squatter (2014); L’Orso, Con i chilometri contro (2012); Dimartino, Attenti al lupo (2011); manzOni, A mio padre (2012); Garrincha Star All-Stars feat. 33ore, Come è profondo il mare· (2014). -Le Ultimissime -Il libro della settimana: Manu Larcenet, Lo scontro quotidiano, Bologna, Coconino Press, 2014, 2020. –De Italia a otra parte: Pedro Marín, Cómprame (1982) –Último Trago: Colle der Fomento, Ghetto chic (2007)
Paolo Benvegnù In questa puntata di Zibaldone, troverete soprattutto tantissima musica per accompagnarvi in questo inizio d’estate. Nella prima parte della trasmissione vi proporremo una serie di novità discografiche dall’Italia, in una specie di seguito del Rapporto Italia che vi abbiamo proposto lo scorso marzo: come tradizione, troverete tanta canzone d’autore, nel nostro instancabile tentativo di tracciare una mappa affidabile del cantautorato contemporaneo in Italia, ma anche pennellate di post rock e sperimentazione. La seconda parte della puntata è invece dedicata a un doveroso omaggio a Matteo Romagnoli, ex-leader dei 4fioriperzoe, solista col nome di Matteo Costa, manager e sesto uomo de Lo Stato Sociale, e fondatore di Garrincha Dischi, una delle etichette indipendenti italiane che abbiamo seguito con più passione e costanza nel corso degli anni. Romagnoli è purtroppo venuto a mancare lo scorso 14 giugno dopo una lunga malattia, e ci è sembrato quindi doveroso proporvi una selezione dei progetti ai quali Romagnoli ha partecipato direttamente e che ha promosso con la sua etichetta, definendo in modo indelebile il suono dell’indie italiano nei recentemente conclusi anni dieci e oltre. Grazie di tutto, Matteo. Questa la scaletta della puntata: Daniela Pes –Novità musicali, o, il mini-rapporto Italia giugno 2023 Maria Antonietta, Con le buone maniere; Paolo Benvegnù, 27/12; Giovanni Truppi, Intro e Centocelle; Galoni, Gino; Federico Dragogna, Dubbi; Daniela Pes, Làira; Staindubatta, A cavalcín; Laura Agnusdei, Sasha; Anna Ox, Ex macello (tutti i brani sono stati pubblicati nel 2023). -Omaggio a Matteo Romagnoli (1980-2023) 4fioriperzoe, Attendere, riuscire, averti (2008); Matteo Costa & The Lucky Strikes, A marzo ritorno (2012); Lo Stato Sociale, Sono così indie (2012); L’Officina della Camomilla, Squatter (2014); L’Orso, Con i chilometri contro (2012); Dimartino, Attenti al lupo (2011); manzOni, A mio padre (2012); Garrincha Star All-Stars feat. 33ore, Come è profondo il mare· (2014). -Le Ultimissime -Il libro della settimana: Manu Larcenet, Lo scontro quotidiano, Bologna, Coconino Press, 2014, 2020. –De Italia a otra parte: Pedro Marín, Cómprame (1982) –Último Trago: Colle der Fomento, Ghetto chic (2007)
Qui il menù della puntata di questo venerdì di Zibaldone: – Il 31 ottobre 1926 il quindicenne Anteo Zamboni spara a Mussolini mentre è in visita a Bologna per i festeggiamenti del quarto anniversario della Marcia su Roma. Mussolini rimane illeso. Anteo è linciato sul posto dalla folla inferocita. In conseguenza dell’attentato vengono promulgate le leggi speciali a difesa dello Stato che segnano la fine della democrazia liberale in Italia e l’inizio definitivo della dittatura fascista. Ma il gesto di Anteo lascia molte perplessità nell’opinione pubblica. Possibile che un ragazzo di quindici anni abbia progettato e messo in atto da solo un attentato a Mussolini nonostante l’ingente spiegamento di forze a tutela dell’incolumità del “Duce”? A partire da fatti realmente accaduti, Andrea Prandstraller costruisce il suo primo romanzo, un giallo storico intitolato “Il ragazzo che sparò a Mussolini. La prima indagine del commissario Emiliano Solerti” (Arpeggio libero, 2022). Il protagonista è il giovane commissario di pubblica sicurezza Emiliano Solerti che si trova a indagare sul caso Zamboni. Ne parliamo con l’autore. – Piccolo omaggio a Francesco Nuti di cui ci siamo ascoltati Va la nave in Argentina (con i Giancattivi), Puppe a pera e I dementi. – Torna a trovarci Berardo Staglianò (Sentieri Sonori – Radio Ara, Lussemburgo) che ci propone Calibro 35 (Gun Powder) e Il tesoro di San Gennaro (Pigliate na pastiglia) – News che ci arrivano dall’Italia e da altre latitudini: Giua feat. Blue Dolls (Quella là), Angus McOg (Cirrus), Death Mantra for Lazarus (Nude), Iosonouncane & Paolo Angeli (Summer on a spiaggia affollata e Sela). – Le Ultimissime – De Italia a otra parte: Los Doltons (Teresa, Perú 1967) e Los Grillos de Chañaral (Lejos de mis ojos, Chile 1974) – I libri dello Zibaldone: Volker Kutscher, Babylon-Berlin, La morte non fa rumore e Goldstein (Milano, Feltrinelli, 2017, 2018 e 2019) – Último trago: The Andrè – Signora mia
Qui il menù della puntata di questo venerdì di Zibaldone: – Il 31 ottobre 1926 il quindicenne Anteo Zamboni spara a Mussolini mentre è in visita a Bologna per i festeggiamenti del quarto anniversario della Marcia su Roma. Mussolini rimane illeso. Anteo è linciato sul posto dalla folla inferocita. In conseguenza dell’attentato vengono promulgate le leggi speciali a difesa dello Stato che segnano la fine della democrazia liberale in Italia e l’inizio definitivo della dittatura fascista. Ma il gesto di Anteo lascia molte perplessità nell’opinione pubblica. Possibile che un ragazzo di quindici anni abbia progettato e messo in atto da solo un attentato a Mussolini nonostante l’ingente spiegamento di forze a tutela dell’incolumità del “Duce”? A partire da fatti realmente accaduti, Andrea Prandstraller costruisce il suo primo romanzo, un giallo storico intitolato “Il ragazzo che sparò a Mussolini. La prima indagine del commissario Emiliano Solerti” (Arpeggio libero, 2022). Il protagonista è il giovane commissario di pubblica sicurezza Emiliano Solerti che si trova a indagare sul caso Zamboni. Ne parliamo con l’autore. – Piccolo omaggio a Francesco Nuti di cui ci siamo ascoltati Va la nave in Argentina (con i Giancattivi), Puppe a pera e I dementi. – Torna a trovarci Berardo Staglianò (Sentieri Sonori – Radio Ara, Lussemburgo) che ci propone Calibro 35 (Gun Powder) e Il tesoro di San Gennaro (Pigliate na pastiglia) – News che ci arrivano dall’Italia e da altre latitudini: Giua feat. Blue Dolls (Quella là), Angus McOg (Cirrus), Death Mantra for Lazarus (Nude), Iosonouncane & Paolo Angeli (Summer on a spiaggia affollata e Sela). – Le Ultimissime – De Italia a otra parte: Los Doltons (Teresa, Perú 1967) e Los Grillos de Chañaral (Lejos de mis ojos, Chile 1974) – I libri dello Zibaldone: Volker Kutscher, Babylon-Berlin, La morte non fa rumore e Goldstein (Milano, Feltrinelli, 2017, 2018 e 2019) – Último trago: The Andrè – Signora mia
Il 12 giugno scorso è morto all’età di 86 anni Silvio Berlusconi. Dalla Spagna abbiamo osservato con perplessità l’inizio di un immediato processo di beatificazione che ha interessato la maggior parte dei media nazionali, ed è culminato nella proclamazione del lutto nazionale due giorni dopo da parte del governo: un onore fin qui mai riservato a ex presidenti del consiglio che non avessero ricoperto anche il ruolo di capo dello stato. Per quanto non siano mancate le voci di dissenso, queste sono rimaste sostanzialmente inascoltate. Quello di Berlusconi è con tutta probabilità il nome più controverso e discusso dell’ultimo trentennio di storia politica italiana, e ci pare disonesto che l’analisi del suo spesso problematico operato sia confinata alle agiografie dei suoi sodali politici e delle figure di spettacolo che hanno popolato le sue televisioni. Per questo, nella puntata odierna di Zibaldone, abbiamo provato con la massima onestà intellettuale a raccontare una storia diversa e, crediamo, più rispondente ai fatti. Ne hanno parlato con noi Ramon Mantovani, ex deputato tra il 1992 e il 2008 e membro della direzione di Rifondazione Comunista, ed Emanuele Felice, storico dell’economia, saggista e professore alla Iulm. A completare la puntata, una eterogenea selezione di brani variamente collegati al personaggio Berlusconi: lasciamo a voi il piacere di scoprire le motivazioni delle nostre scelte e i retroscena talvolta imprevedibili che si celano dietro alcuni dei brani proposti. Questa la scaletta della puntata: Roberto Benigni, È tutto mio (1995); Franco Battiato, Inneres Auge (2009); Technogod + RadioGladio, Qualcosa di perverso (c’ho di cui il paese ha bisogno) (1995); Mariposa, Forza Musica (2005); Fabio Frizzi, Ibo lelè (1974); Mariano Apicella, Meglio ‘na canzone (2003); Diva, Il paradiso su Retequattro (2011); Gerardo Carmine Gargiulo, A Silvio (1988); Augusto Martelli, Formula 5 (1981); Franco Piersanti, Ascesa (2006); Elio e le Storie Tese, Bunga Bunga (2010); C.S.I., Maledirai (1994).
Il 12 giugno scorso è morto all’età di 86 anni Silvio Berlusconi. Dalla Spagna abbiamo osservato con perplessità l’inizio di un immediato processo di beatificazione che ha interessato la maggior parte dei media nazionali, ed è culminato nella proclamazione del lutto nazionale due giorni dopo da parte del governo: un onore fin qui mai riservato a ex presidenti del consiglio che non avessero ricoperto anche il ruolo di capo dello stato. Per quanto non siano mancate le voci di dissenso, queste sono rimaste sostanzialmente inascoltate. Quello di Berlusconi è con tutta probabilità il nome più controverso e discusso dell’ultimo trentennio di storia politica italiana, e ci pare disonesto che l’analisi del suo spesso problematico operato sia confinata alle agiografie dei suoi sodali politici e delle figure di spettacolo che hanno popolato le sue televisioni. Per questo, nella puntata odierna di Zibaldone, abbiamo provato con la massima onestà intellettuale a raccontare una storia diversa e, crediamo, più rispondente ai fatti. Ne hanno parlato con noi Ramon Mantovani, ex deputato tra il 1992 e il 2008 e membro della direzione di Rifondazione Comunista, ed Emanuele Felice, storico dell’economia, saggista e professore alla Iulm. A completare la puntata, una eterogenea selezione di brani variamente collegati al personaggio Berlusconi: lasciamo a voi il piacere di scoprire le motivazioni delle nostre scelte e i retroscena talvolta imprevedibili che si celano dietro alcuni dei brani proposti. Questa la scaletta della puntata: Roberto Benigni, È tutto mio (1995); Franco Battiato, Inneres Auge (2009); Technogod + RadioGladio, Qualcosa di perverso (c’ho di cui il paese ha bisogno) (1995); Mariposa, Forza Musica (2005); Fabio Frizzi, Ibo lelè (1974); Mariano Apicella, Meglio ‘na canzone (2003); Diva, Il paradiso su Retequattro (2011); Gerardo Carmine Gargiulo, A Silvio (1988); Augusto Martelli, Formula 5 (1981); Franco Piersanti, Ascesa (2006); Elio e le Storie Tese, Bunga Bunga (2010); C.S.I., Maledirai (1994).
Esiste uno stato che si chiama Liuoponòpolis in qualche posto sperduto del globo? O si tratta solo di uno stato della nostra mente? Di questo e di molto altro abbiamo parlato nell’ultima puntata del nostro Zibaldone. Qui il menú. – La grande corsa verso Liuponòpolis è il nuovo album di Peppe Voltarelli, cantautore cantastorie e giramondo come pochi altri. Per celebrare un ventennio di carriera da solista, iniziata nel 2008 con Distratto ma però, Peppe se n’è andato a New York: il frutto di questo suo viaggio è un disco registrato nel cuore della Grande Mela con una band d’eccezione. Un disco della maturità, si sarebbe detto un tempo, che cerca di fare il punto dopo i vent’anni in compagnia del Parto delle Nuvole Pesanti e gli ultimi anni segnati da dischi pluripremiati dove il nostro calabrese errante ha indossato le vesti dell’interprete (Voltarelli canta Profazio -2016- e Planetario -2021-). Vi abbiamo proposto Mareniro, Au Cinema, Spremuta di limone e Carizzi. – Dopo decenni di dominio del neoliberismo e del suo culto del libero mercato, la politica contemporanea è marcata dal ritorno prepotente dello Stato interventista. I piani per la transizione verde, i sussidi per tamponare il crescente malessere sociale, le misure anti-contagio viste durante la pandemia, il ritorno del protezionismo commerciale e la richiesta della destra di chiudere le frontiere agli immigrati sono tutti tentativi di rispondere, in forme diverse, alla pressante domanda di sicurezza. In Controllare e proteggere. Il ritorno dello Stato (Nottetempo, 2022), Paolo Gerbaudo, sociologo e teorico politico alla Scuola Normale Superiore di Pisa e al King’s College di Londra, illustra gli elementi fondanti di questo nuovo paradigma neostatalista e il modo in cui ridefinisce il campo di battaglia político. Il saggio, uscito recentemente in edizione spagnola per Verso Libros, è stato presentato lo scorso 8 giugno alla libreria La Central del Raval di Barcellona. – News che ci arrivano dall’Italia e da altre latitudini: Arpioni (L’artista e Il dritto), Vinicio Capossela (All You Can Eat), Giancane (Voglio morire), Maria Antonietta (Viale Regina Margherita), Calibro 35 (Eteretaco). – De Italia a otra parte: Violeta Rivas (El baile del ladrillo – Rita Pavone, Il ballo del mattone, 1963) e Peret (Sapore di sale – Gino Paoli, 1964) – I libri dello Zibaldone: Xavier Rius Sant, Vox. El retorno de los ultras que nunca se fueron (Akal, 2023) – Último trago: Astrud Gilberto – The Girl from Ipanema.
Esiste uno stato che si chiama Liuoponòpolis in qualche posto sperduto del globo? O si tratta solo di uno stato della nostra mente? Di questo e di molto altro abbiamo parlato nell’ultima puntata del nostro Zibaldone. Qui il menú. – La grande corsa verso Liuponòpolis è il nuovo album di Peppe Voltarelli, cantautore cantastorie e giramondo come pochi altri. Per celebrare un ventennio di carriera da solista, iniziata nel 2008 con Distratto ma però, Peppe se n’è andato a New York: il frutto di questo suo viaggio è un disco registrato nel cuore della Grande Mela con una band d’eccezione. Un disco della maturità, si sarebbe detto un tempo, che cerca di fare il punto dopo i vent’anni in compagnia del Parto delle Nuvole Pesanti e gli ultimi anni segnati da dischi pluripremiati dove il nostro calabrese errante ha indossato le vesti dell’interprete (Voltarelli canta Profazio -2016- e Planetario -2021-). Vi abbiamo proposto Mareniro, Au Cinema, Spremuta di limone e Carizzi. – Dopo decenni di dominio del neoliberismo e del suo culto del libero mercato, la politica contemporanea è marcata dal ritorno prepotente dello Stato interventista. I piani per la transizione verde, i sussidi per tamponare il crescente malessere sociale, le misure anti-contagio viste durante la pandemia, il ritorno del protezionismo commerciale e la richiesta della destra di chiudere le frontiere agli immigrati sono tutti tentativi di rispondere, in forme diverse, alla pressante domanda di sicurezza. In Controllare e proteggere. Il ritorno dello Stato (Nottetempo, 2022), Paolo Gerbaudo, sociologo e teorico politico alla Scuola Normale Superiore di Pisa e al King’s College di Londra, illustra gli elementi fondanti di questo nuovo paradigma neostatalista e il modo in cui ridefinisce il campo di battaglia político. Il saggio, uscito recentemente in edizione spagnola per Verso Libros, è stato presentato lo scorso 8 giugno alla libreria La Central del Raval di Barcellona. – News che ci arrivano dall’Italia e da altre latitudini: Arpioni (L’artista e Il dritto), Vinicio Capossela (All You Can Eat), Giancane (Voglio morire), Maria Antonietta (Viale Regina Margherita), Calibro 35 (Eteretaco). – De Italia a otra parte: Violeta Rivas (El baile del ladrillo – Rita Pavone, Il ballo del mattone, 1963) e Peret (Sapore di sale – Gino Paoli, 1964) – I libri dello Zibaldone: Xavier Rius Sant, Vox. El retorno de los ultras que nunca se fueron (Akal, 2023) – Último trago: Astrud Gilberto – The Girl from Ipanema.
Nel corso di questo mese di maggio, la Romagna è stata vittima di violente alluvioni che hanno interessato con conseguenze drammatiche la maggior parte del suo Sant’agata sul Santerno territorio: un’emergenza che, mentre scriviamo, è tuttora in corso, e della quale è estremamente difficile calcolare le implicazioni future. Questa puntata del nostro Zibaldone è un sentito tentativo di raccontare almeno in parte cosa è successo e cosa sta succedendo da quelle parti. Ne abbiamo parlato con Giovanni Costa, direttore generale del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale, che con competenza e precisione ci ha aiutato a ricostruire gli eventi delle ultime settimane. Sono stati con noi anche Laura Orlandini, studiosa di storia contemporanea ed ex-collaboratrice del nostro programma, e Fausto De Salvia, che invece con Zibaldone collabora tuttora, ed è autore delle Ultimissime, una delle nostre rubriche più longeve: grazie alle loro testimonianze dirette abbiamo raccontato la situazione di Ravenna e Conselice, fra i comuni più colpiti dall’emergenza. Ci ha accompagnato anche Federico Savini, giornalista della testata Settesere, col quale abbiamo discusso, tra l’altro, del complesso rapporto tra realtà locali e mezzi d’informazione nazionali e delle incomprensioni che ne possono derivare. Ad arricchire il tutto, anche una piccola selezione musicale composta quasi interamente da artisti romagnoli, sospesa fra tradizione, canzone d’autore e sperimentazione strumentale. Per chi ne avesse la possibilità, è possibile effettuare donazioni su questo conto bancario aperto dalla regione Emilia-Romagna: IT69G0200802435000104428964 (specificate nella causale: “ALLUVIONE EMILIA-ROMAGNA”. Per maggiori informazioni: https://protezionecivile.regione.emilia-romagna.it/notizie/attualita/conto-corrente-alluvioni-maggio-2023 Questa la scaletta della puntata: Fabrizio De André, Dolcenera (1997); Secondo Casadei, Romagna mia (1954); Extraliscio, Mama luntena (2016); Giacomo Toni, A nessuno (2017); Ronin, Ravenna (2014); Cacao, Contadini (2016); Orchestra Spettacolo Raoul Casadei, Polesine (1977); Quintorigo, La nonna di Frederick lo portava al mare (2000); Andrea Lepri, Al mi radis (2006); Sacri Cuori, Madalena (2015).
Nel corso di questo mese di maggio, la Romagna è stata vittima di violente alluvioni che hanno interessato con conseguenze drammatiche la maggior parte del suo Sant’agata sul Santerno territorio: un’emergenza che, mentre scriviamo, è tuttora in corso, e della quale è estremamente difficile calcolare le implicazioni future. Questa puntata del nostro Zibaldone è un sentito tentativo di raccontare almeno in parte cosa è successo e cosa sta succedendo da quelle parti. Ne abbiamo parlato con Giovanni Costa, direttore generale del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale, che con competenza e precisione ci ha aiutato a ricostruire gli eventi delle ultime settimane. Sono stati con noi anche Laura Orlandini, studiosa di storia contemporanea ed ex-collaboratrice del nostro programma, e Fausto De Salvia, che invece con Zibaldone collabora tuttora, ed è autore delle Ultimissime, una delle nostre rubriche più longeve: grazie alle loro testimonianze dirette abbiamo raccontato la situazione di Ravenna e Conselice, fra i comuni più colpiti dall’emergenza. Ci ha accompagnato anche Federico Savini, giornalista della testata Settesere, col quale abbiamo discusso, tra l’altro, del complesso rapporto tra realtà locali e mezzi d’informazione nazionali e delle incomprensioni che ne possono derivare. Ad arricchire il tutto, anche una piccola selezione musicale composta quasi interamente da artisti romagnoli, sospesa fra tradizione, canzone d’autore e sperimentazione strumentale. Per chi ne avesse la possibilità, è possibile effettuare donazioni su questo conto bancario aperto dalla regione Emilia-Romagna: IT69G0200802435000104428964 (specificate nella causale: “ALLUVIONE EMILIA-ROMAGNA”. Per maggiori informazioni: https://protezionecivile.regione.emilia-romagna.it/notizie/attualita/conto-corrente-alluvioni-maggio-2023 Questa la scaletta della puntata: Fabrizio De André, Dolcenera (1997); Secondo Casadei, Romagna mia (1954); Extraliscio, Mama luntena (2016); Giacomo Toni, A nessuno (2017); Ronin, Ravenna (2014); Cacao, Contadini (2016); Orchestra Spettacolo Raoul Casadei, Polesine (1977); Quintorigo, La nonna di Frederick lo portava al mare (2000); Andrea Lepri, Al mi radis (2006); Sacri Cuori, Madalena (2015).
Ed eccoci giunti alla fine del nostro percorso: si chiude con questa puntata il viaggio intrapreso a inizio mese nella storia della musica demenziale italiana, rock ma non solo, che dall’inizio degli anni sessanta ci aveva fin qui portato fino all’inizio dei novanta: è da quel periodo che riprendiamo oggi, sorpassando agevolmente la fine dello scorso millennio fino a spingerci ai giorni nostri, per scoprire come le varie sensibilità artistiche che si sono ispirate allo sfuggente concetto di “demenzialità” hanno via via interpretato un contesto storico in continuo mutamento. E se per la prima parte della scaletta ci riferiremo a canali per così dire “tradizionali”, con dischi più o meno autoprodotti e apparizioni televisive nel contesto di programmi comici, vedremo come negli anni più recenti, internet abbia garantito a molti nomi nuovi una spontaneità e una libertà espressiva che hanno rinverdito lo spirito del rock demenziale, anche quando le musiche proposte di rock non avevano ormai più nulla. Anche oggi quindi, ascolteremo di tutto: twist, cantautorato sui generis, punk rock, hard rock, heavy metal, dance, pop, hip hop, e perfino trap, in un calderone che potrebbe stordirvi ma che speriamo possa anche estasiarvi, o almeno sorprendervi. Per noi è stato un piacere proporvelo. Questa la scaletta della puntata: Pino Campagna, Donatella Raffai twist (1992); Stefano Nosei, Scioglimi il calcare (1993); Gianni Drudi, Mai Dire TV (1993); Paolino Paperino Band, Extracomunitario (1993) e Ave (2017); Santarita Sakkascia, John Zorn alla fermata del 23 (1994); Latte & I Suoi Derivati, Alla fiera der Tufello (1994) e L’altra mattina alla fermata del tram, mi sono accorto… (1996); Leone Di Lernia, Pippo Baudo uè (1995); Titta, Pane e prosciutto (versione originale con le Fecce Tricolori, 1996, la versione qui proposta è del 2009); Gianfranco Marziano, Gentimmerda (1999); Corrado Guzzanti, Grande raccordo anulare (2001); Gem Boy, Holly & Benji (2002); Prophilax, Pornografia unica via (2003); Paola Cortellesi & Wooden Chicks feat. Frankie Hi-NRG MC, Non mi chiedermi (2004); X-Mary, Zucca (2006); Juda Stronzelover, Ragazzi, io sono una sedia (2011); Duo Bucolico, S’è sposata la mia zia (2011); Ruggero de I Timidi, Timidamente io (2013); OEL, Le focaccine dell’Esselunga (2017); Tunonna, Mia nonna (2017); Nanowar of Steel, Esce ma non mi rosica (2018); Auroro Borealo, Villano (2018) e Mattarella (2022); Immanuel Casto, D!ck pic (2022).
Ed eccoci giunti alla fine del nostro percorso: si chiude con questa puntata il viaggio intrapreso a inizio mese nella storia della musica demenziale italiana, rock ma non solo, che dall’inizio degli anni sessanta ci aveva fin qui portato fino all’inizio dei novanta: è da quel periodo che riprendiamo oggi, sorpassando agevolmente la fine dello scorso millennio fino a spingerci ai giorni nostri, per scoprire come le varie sensibilità artistiche che si sono ispirate allo sfuggente concetto di “demenzialità” hanno via via interpretato un contesto storico in continuo mutamento. E se per la prima parte della scaletta ci riferiremo a canali per così dire “tradizionali”, con dischi più o meno autoprodotti e apparizioni televisive nel contesto di programmi comici, vedremo come negli anni più recenti, internet abbia garantito a molti nomi nuovi una spontaneità e una libertà espressiva che hanno rinverdito lo spirito del rock demenziale, anche quando le musiche proposte di rock non avevano ormai più nulla. Anche oggi quindi, ascolteremo di tutto: twist, cantautorato sui generis, punk rock, hard rock, heavy metal, dance, pop, hip hop, e perfino trap, in un calderone che potrebbe stordirvi ma che speriamo possa anche estasiarvi, o almeno sorprendervi. Per noi è stato un piacere proporvelo. Questa la scaletta della puntata: Pino Campagna, Donatella Raffai twist (1992); Stefano Nosei, Scioglimi il calcare (1993); Gianni Drudi, Mai Dire TV (1993); Paolino Paperino Band, Extracomunitario (1993) e Ave (2017); Santarita Sakkascia, John Zorn alla fermata del 23 (1994); Latte & I Suoi Derivati, Alla fiera der Tufello (1994) e L’altra mattina alla fermata del tram, mi sono accorto… (1996); Leone Di Lernia, Pippo Baudo uè (1995); Titta, Pane e prosciutto (versione originale con le Fecce Tricolori, 1996, la versione qui proposta è del 2009); Gianfranco Marziano, Gentimmerda (1999); Corrado Guzzanti, Grande raccordo anulare (2001); Gem Boy, Holly & Benji (2002); Prophilax, Pornografia unica via (2003); Paola Cortellesi & Wooden Chicks feat. Frankie Hi-NRG MC, Non mi chiedermi (2004); X-Mary, Zucca (2006); Juda Stronzelover, Ragazzi, io sono una sedia (2011); Duo Bucolico, S’è sposata la mia zia (2011); Ruggero de I Timidi, Timidamente io (2013); OEL, Le focaccine dell’Esselunga (2017); Tunonna, Mia nonna (2017); Nanowar of Steel, Esce ma non mi rosica (2018); Auroro Borealo, Villano (2018) e Mattarella (2022); Immanuel Casto, D!ck pic (2022).
Dopo la tappa d’esordio della settimana scorsa, proseguiamo questo venerdì il nostro viaggio alla scoperta del rock demenziale italiano e della sua peculiare storia, con tutti gli annessi e connessi del caso: e lo facciamo attraverso i tre nomi che più di ogni altro vengono accostati al genere, e del quale hanno fornito tre interpretazioni tanto divergenti quanto imprescindibili nel mettere a fuoco il fenomeno: Squallor, Skiantos e Elio e le Storie Tese. I primi, a onor del vero, col rock’n’roll hanno sempre avuto poco a che fare, preferendo recitati surreali e dissacrante canzone napoletana, ed esordendo oltretutto anni prima che i secondi coniassero finalmente la definizione di rock demenziale; a Bologna “Freak” Antoni e soci, immersi nel nascente movimento punk, intuirono tutto il potenziale dadaista e liberatorio di quel nuovo e rudimentale linguaggio sonoro, e se ne fecero interpreti. Gli “Elii”, invece, tra la fine degli anni ottana e il decennio successivo, portarono il genere a un impronosticabile successo di massa, dando anche libero sfogo a un estro esecutivo diventato quasi proverbiale. Ma non è tutto, perché la puntata offre anche reggae, new wave, incursioni cantautoriali, “quasi-rap” e tante parodie, ancora una volta con aperture alle lingue locali italiane, a chiara conferma del fatto che il concetto di demenziale era e resta aperto alle interpretazioni più libere, come è giusto che sia. Continuate a seguirci, perché quest’avventura si concluderà soltanto la settimana prossima! Questa la scaletta della puntata: Squallor, Ti ho conosciuto in un clubs (1973), L’alluvione (1977), Cornutone (1981) e USA for Italy (1985); Skiantos, Eptadone e Io sono un autonomo (1978), Kakkole (1979) e Italiano terrone che amo (1992); Naif Orchestra, Io vorrei essere la Torre di Pisa (1980); Shampoo, ‘E zizze (1980); Francesco Salvi, La cansone alegra (1986); Brigantony, Mi stuppai ‘na Fanta (1987); Tony Tammaro, Il parco dell’amore (1989); Francesco Baccini, W gli scout (1989); Elio e le Storie Tese, Born to be Abramo (1990), Il vitello dai piedi di balsa (1992), You (1993), Dannati forever (2013); Marco Carena, Arbre magique (1991); Pitura Freska, So mato per ea mona (1991); Claudio Bisio con Rocco Tanica, Rapput (senzafiato) (1991); Powerillusi, Il bambino povero (1992); Gene Gnocchi and the Getton Boys, Giura che non è silicone (1992).
Dopo la tappa d’esordio della settimana scorsa, proseguiamo questo venerdì il nostro viaggio alla scoperta del rock demenziale italiano e della sua peculiare storia, con tutti gli annessi e connessi del caso: e lo facciamo attraverso i tre nomi che più di ogni altro vengono accostati al genere, e del quale hanno fornito tre interpretazioni tanto divergenti quanto imprescindibili nel mettere a fuoco il fenomeno: Squallor, Skiantos e Elio e le Storie Tese. I primi, a onor del vero, col rock’n’roll hanno sempre avuto poco a che fare, preferendo recitati surreali e dissacrante canzone napoletana, ed esordendo oltretutto anni prima che i secondi coniassero finalmente la definizione di rock demenziale; a Bologna “Freak” Antoni e soci, immersi nel nascente movimento punk, intuirono tutto il potenziale dadaista e liberatorio di quel nuovo e rudimentale linguaggio sonoro, e se ne fecero interpreti. Gli “Elii”, invece, tra la fine degli anni ottana e il decennio successivo, portarono il genere a un impronosticabile successo di massa, dando anche libero sfogo a un estro esecutivo diventato quasi proverbiale. Ma non è tutto, perché la puntata offre anche reggae, new wave, incursioni cantautoriali, “quasi-rap” e tante parodie, ancora una volta con aperture alle lingue locali italiane, a chiara conferma del fatto che il concetto di demenziale era e resta aperto alle interpretazioni più libere, come è giusto che sia. Continuate a seguirci, perché quest’avventura si concluderà soltanto la settimana prossima! Questa la scaletta della puntata: Squallor, Ti ho conosciuto in un clubs (1973), L’alluvione (1977), Cornutone (1981) e USA for Italy (1985); Skiantos, Eptadone e Io sono un autonomo (1978), Kakkole (1979) e Italiano terrone che amo (1992); Naif Orchestra, Io vorrei essere la Torre di Pisa (1980); Shampoo, ‘E zizze (1980); Francesco Salvi, La cansone alegra (1986); Brigantony, Mi stuppai ‘na Fanta (1987); Tony Tammaro, Il parco dell’amore (1989); Francesco Baccini, W gli scout (1989); Elio e le Storie Tese, Born to be Abramo (1990), Il vitello dai piedi di balsa (1992), You (1993), Dannati forever (2013); Marco Carena, Arbre magique (1991); Pitura Freska, So mato per ea mona (1991); Claudio Bisio con Rocco Tanica, Rapput (senzafiato) (1991); Powerillusi, Il bambino povero (1992); Gene Gnocchi and the Getton Boys, Giura che non è silicone (1992).
E questo titolo così strano? Cosa ci viene a significare? Aldilà della citazione, del tutto episodica, di Dino Buzzati, la spiegazione è molto semplice: affascinati dall’idea di raccontare una storia strana e sfuggente come quella del rock demenziale italiano, ci siamo fatti prendere la mano: nella scelta del titolo, appunto, e nella selezione dei brani, tanto che questa puntata sarà solo la prima di una serie di tre nel quale il rock demenziale propriamente detto verrà toccato solo tangenzialmente. Sarà comunque una storia avvincente, ve lo promettiamo. Selezionando un punto di partenza tra i vari possibili (perché allargandoci un pochino avremmo potuto retrocedere fino a Petrolini e agli albori della discografia moderna), ci siamo soffermati sugli esordi del rock’n’roll nel nostro paese, all’inizio degli anni ’60, con la sua vena di follia rimasta ai margini delle grandi narrazioni mainstream, e ci siamo spinti fino al termine del decennio successivo in un percorso che include cabaret, teatro canzone e pure stornellacci da osteria. Dalla Lombardia, terra nativa di molti maestri dell’ironia in musica, ci siamo progressivamente allargati al resto del paese, dedicando attenzione anche ad alcune delle molteplici lingue locali parlate nel nostro paese. Ma come dicevamo all’inizio, il viaggio è appena cominciato: restate con noi! Questa la scaletta della puntata: I 2 Corsari , Zitto, prego! (1960); Ghigo Agosti, Tredici vermi con il filtro (1961); Clem Sacco, Oh mama, voglio l’uovo alla coque (1961) e Baciami la vena varicosa (1963); Riz Samaritano, Ma che calze vuoi da me e Cadavere spaziale (1963); Giorgio Gaber, Goganga (1963, qui presentata in una versione del 1968); Walter Valdi, La busa noeuva (1965); I 5 Monelli, Balbettando (1967); Enzo Jannacci, Ho visto un re (1968); Cochi e Renato, 7+ (1968) e Canzone intelligente (1973); Pippo Franco, Cesso (1971); Culattini Fiorello, I frocioni (1971); I Gatti di Vicolo Miracoli, Storia di un lavoratore che rimane vittima delle disgrazie più cattive (1972) e Capito? (1978); Le Figlie del Vento, I carciofi son maturi se li mangi poco duri (1973); Leone di Lernia, Commara Maria (1975); Lino Banfi, Sciamuninn rock (1975); Frizzi Comini Tonazzi, E duc’ mi clamin cont (1976, qui in una versione live del 2003); Gianfranco Manfredi, Quarto Oggiaro story (1976); Benito Urgu, Sexy Fonni (1977); Maria Sole, Sono seduta sul water closet (1977); Andrea Mingardi Supercircus, Pus (1978); Marinella, Autunno, cadono le Pagine Gialle (1979); Pandemonium, Tu fai schifo sempre (1979); Roberto Benigni, L’inno del corpo sciolto (1979); Sorella Maldestra, Cadavere (1979).
E questo titolo così strano? Cosa ci viene a significare? Aldilà della citazione, del tutto episodica, di Dino Buzzati, la spiegazione è molto semplice: affascinati dall’idea di raccontare una storia strana e sfuggente come quella del rock demenziale italiano, ci siamo fatti prendere la mano: nella scelta del titolo, appunto, e nella selezione dei brani, tanto che questa puntata sarà solo la prima di una serie di tre nel quale il rock demenziale propriamente detto verrà toccato solo tangenzialmente. Sarà comunque una storia avvincente, ve lo promettiamo. Selezionando un punto di partenza tra i vari possibili (perché allargandoci un pochino avremmo potuto retrocedere fino a Petrolini e agli albori della discografia moderna), ci siamo soffermati sugli esordi del rock’n’roll nel nostro paese, all’inizio degli anni ’60, con la sua vena di follia rimasta ai margini delle grandi narrazioni mainstream, e ci siamo spinti fino al termine del decennio successivo in un percorso che include cabaret, teatro canzone e pure stornellacci da osteria. Dalla Lombardia, terra nativa di molti maestri dell’ironia in musica, ci siamo progressivamente allargati al resto del paese, dedicando attenzione anche ad alcune delle molteplici lingue locali parlate nel nostro paese. Ma come dicevamo all’inizio, il viaggio è appena cominciato: restate con noi! Questa la scaletta della puntata: I 2 Corsari , Zitto, prego! (1960); Ghigo Agosti, Tredici vermi con il filtro (1961); Clem Sacco, Oh mama, voglio l’uovo alla coque (1961) e Baciami la vena varicosa (1963); Riz Samaritano, Ma che calze vuoi da me e Cadavere spaziale (1963); Giorgio Gaber, Goganga (1963, qui presentata in una versione del 1968); Walter Valdi, La busa noeuva (1965); I 5 Monelli, Balbettando (1967); Enzo Jannacci, Ho visto un re (1968); Cochi e Renato, 7+ (1968) e Canzone intelligente (1973); Pippo Franco, Cesso (1971); Culattini Fiorello, I frocioni (1971); I Gatti di Vicolo Miracoli, Storia di un lavoratore che rimane vittima delle disgrazie più cattive (1972) e Capito? (1978); Le Figlie del Vento, I carciofi son maturi se li mangi poco duri (1973); Leone di Lernia, Commara Maria (1975); Lino Banfi, Sciamuninn rock (1975); Frizzi Comini Tonazzi, E duc’ mi clamin cont (1976, qui in una versione live del 2003); Gianfranco Manfredi, Quarto Oggiaro story (1976); Benito Urgu, Sexy Fonni (1977); Maria Sole, Sono seduta sul water closet (1977); Andrea Mingardi Supercircus, Pus (1978); Marinella, Autunno, cadono le Pagine Gialle (1979); Pandemonium, Tu fai schifo sempre (1979); Roberto Benigni, L’inno del corpo sciolto (1979); Sorella Maldestra, Cadavere (1979).
Cambiamento climatico e guerre della memoria: di questo abbiamo parlato in questa puntata di Zibaldone. Il tutto, ovviamente, condito da molta musica, tra cui parecchie news che ci arrivano dall’Italia. Qui il menù della puntata: – L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha messo in luce l’estrema debolezza del modello economico legato al turismo dello sci da discesa sulle montagne. In un’epoca nella quale il cambiamento climatico ne accorcia le stagioni e ne aumenta i costi di gestione, in cui la crisi economica lo rende uno sport elitario e il cambiamento culturale vede prospettarsi una diversa domanda di svago anche nei centri vocati alla monocultura del turismo invernale, quali prospettive di riconversione possono essere messe in campo? Quali possono essere le risorse attivabili? E quali gli attori e le reti che possono entrare in gioco? In un lungo reportage dalle Alpi e dagli Appennini, Maurizio Dematteis e Michele Nardelli hanno incontrato imprenditori, operatori e testimoni del mondo dello sci che analizzano i fallimenti e spiegano i possibili percorsi di riconversione, fotografano. Ne parliamo con Michele Nardelli, coautore di Inverno liquido. La crisi climatica, le terre alte e la fine della stagione dello sci di massa (DeriveApprodi, 2023). – Torna il collegamento mensile con il nostro Berardo Staglianò (Sentieri Sonori, Radio Ara – Lussemburgo) che ci propone Punkreas (Dai dai dai) e Daniela Pes (Carme). – News che ci arrivano dall’Italia e da altre latitudini: Vinicio Capossela (Staffette in bicicletta), Marnàin (Azul Fellawen), Gianni Sciannamè (Sunny Cloudy), Gerardo Balestrieri (L’ame du vin), Baustelle (Andiamo ai rave), Colombre (Allucinazioni (It’s A Wonderful Keyboards Endless)), Yusuf-Cat Stevens (Take the World Apart). – Le Ultimissime di Fausto – I libri dello Zibaldone: Luca Falsini, La storia contesa. L’uso politico del passato nell’Italia contemporanea, Roma, Donzelli, 2020. – De Italia a otra parte: Los Catinos con Se oculta el sol (Si é spento il sole, Adriano Celentano) ed Encuesta (Proposta, I Giganti). – Último trago: Bob Dylan – Watching the River Flow.
Cambiamento climatico e guerre della memoria: di questo abbiamo parlato in questa puntata di Zibaldone. Il tutto, ovviamente, condito da molta musica, tra cui parecchie news che ci arrivano dall’Italia. Qui il menù della puntata: – L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha messo in luce l’estrema debolezza del modello economico legato al turismo dello sci da discesa sulle montagne. In un’epoca nella quale il cambiamento climatico ne accorcia le stagioni e ne aumenta i costi di gestione, in cui la crisi economica lo rende uno sport elitario e il cambiamento culturale vede prospettarsi una diversa domanda di svago anche nei centri vocati alla monocultura del turismo invernale, quali prospettive di riconversione possono essere messe in campo? Quali possono essere le risorse attivabili? E quali gli attori e le reti che possono entrare in gioco? In un lungo reportage dalle Alpi e dagli Appennini, Maurizio Dematteis e Michele Nardelli hanno incontrato imprenditori, operatori e testimoni del mondo dello sci che analizzano i fallimenti e spiegano i possibili percorsi di riconversione, fotografano. Ne parliamo con Michele Nardelli, coautore di Inverno liquido. La crisi climatica, le terre alte e la fine della stagione dello sci di massa (DeriveApprodi, 2023). – Torna il collegamento mensile con il nostro Berardo Staglianò (Sentieri Sonori, Radio Ara – Lussemburgo) che ci propone Punkreas (Dai dai dai) e Daniela Pes (Carme). – News che ci arrivano dall’Italia e da altre latitudini: Vinicio Capossela (Staffette in bicicletta), Marnàin (Azul Fellawen), Gianni Sciannamè (Sunny Cloudy), Gerardo Balestrieri (L’ame du vin), Baustelle (Andiamo ai rave), Colombre (Allucinazioni (It’s A Wonderful Keyboards Endless)), Yusuf-Cat Stevens (Take the World Apart). – Le Ultimissime di Fausto – I libri dello Zibaldone: Luca Falsini, La storia contesa. L’uso politico del passato nell’Italia contemporanea, Roma, Donzelli, 2020. – De Italia a otra parte: Los Catinos con Se oculta el sol (Si é spento il sole, Adriano Celentano) ed Encuesta (Proposta, I Giganti). – Último trago: Bob Dylan – Watching the River Flow.
Mancano pochi giorni all’anniversario della Liberazione dal nazifascismo, un 25 aprile che vede, per la prima volta in Italia, un governo guidato da un partito che (volente o nolente) nel regime mussoliniano ha le origini della propria vicenda politica. Quale occasione migliore per una puntata monografica del nostro Zibaldone su cent’anni di fascismo nelle canzoni? Un viaggio dalla violenza squadrista allo “sdoganamento” di epoca berlusconiana, attraverso imprese coloniali vere e presunte, razzismo e sconfitte militari, omofobia e stragismo… il tutto passando dal combat rock alle parodie e agli stornelli satirici, dalla musica da ballo all’elettronica, dal progressive al rap, con alcune delle migliori pagine del cantautorato italiano di ieri e di oggi. Per non dimenticare (anche ridicolizzandolo, perché no?) da chi ci siamo liberati e ricordare, una volta di più, da chi dobbiamo liberarci… Questa la scaletta della puntata: Gang, Alle barricate (2015); Banco del Mutuo Soccorso, 10 Giugno 1924 (1976); Franco Battiato con Giuni Russo, Lettera al governatore della Libia (1989); The Tiger, The Gold in Africa (1936); Gorni Kramer e la sua Orchestra, Crapa Pelada (1936); Righeira, Luciano Serra pilota(1983), Cesare Basile, L’arvulu russu (2019); Corrado Guzzanti, Fascisti su Marte (2002); Enzo Jannacci, Il primo furto non si scorda mai(1964); Enrica Calvi, Rosastella dimmi sì (Rosabella del Molise) (1964); Stormy Six, La fabbrica (1975); Lo Stato Sociale, Festa d’aprile (2012); Fausto Amodei, Dongo (1964); Flavio Giurato, Storia di un’osteria (1978); Enzo Del Re, I manifesti (1973); Giardini di Mirò con Angela Baraldi, Bufera (2010); Predappio Disco Dux, Camillo (2006); Canzoniere delle Lame, All’armi… siam digiuni (La Ballata del Cantagallo)(1973); Fabrizio De Andrè, Le storie di ieri (1974); Offlaga Disco Pax, Sensibile (2008), Assalti Frontali, Fascisti in doppiopetto (1996); Giancane e Lucio Leoni, Adotta un fascista (2017), Francesco Bianconi, Romanzo di formazione (2021).
Mancano pochi giorni all’anniversario della Liberazione dal nazifascismo, un 25 aprile che vede, per la prima volta in Italia, un governo guidato da un partito che (volente o nolente) nel regime mussoliniano ha le origini della propria vicenda politica. Quale occasione migliore per una puntata monografica del nostro Zibaldone su cent’anni di fascismo nelle canzoni? Un viaggio dalla violenza squadrista allo “sdoganamento” di epoca berlusconiana, attraverso imprese coloniali vere e presunte, razzismo e sconfitte militari, omofobia e stragismo… il tutto passando dal combat rock alle parodie e agli stornelli satirici, dalla musica da ballo all’elettronica, dal progressive al rap, con alcune delle migliori pagine del cantautorato italiano di ieri e di oggi. Per non dimenticare (anche ridicolizzandolo, perché no?) da chi ci siamo liberati e ricordare, una volta di più, da chi dobbiamo liberarci… Questa la scaletta della puntata: Gang, Alle barricate (2015); Banco del Mutuo Soccorso, 10 Giugno 1924 (1976); Franco Battiato con Giuni Russo, Lettera al governatore della Libia (1989); The Tiger, The Gold in Africa (1936); Gorni Kramer e la sua Orchestra, Crapa Pelada (1936); Righeira, Luciano Serra pilota(1983), Cesare Basile, L’arvulu russu (2019); Corrado Guzzanti, Fascisti su Marte (2002); Enzo Jannacci, Il primo furto non si scorda mai(1964); Enrica Calvi, Rosastella dimmi sì (Rosabella del Molise) (1964); Stormy Six, La fabbrica (1975); Lo Stato Sociale, Festa d’aprile (2012); Fausto Amodei, Dongo (1964); Flavio Giurato, Storia di un’osteria (1978); Enzo Del Re, I manifesti (1973); Giardini di Mirò con Angela Baraldi, Bufera (2010); Predappio Disco Dux, Camillo (2006); Canzoniere delle Lame, All’armi… siam digiuni (La Ballata del Cantagallo)(1973); Fabrizio De Andrè, Le storie di ieri (1974); Offlaga Disco Pax, Sensibile (2008), Assalti Frontali, Fascisti in doppiopetto (1996); Giancane e Lucio Leoni, Adotta un fascista (2017), Francesco Bianconi, Romanzo di formazione (2021).
Può un postino sentirsi solo? No, non vi proponiamo una riflessione su come si sente chi svolge un lavoro che, purtroppo, con la digitalizzazione probabilmente passerà presto di moda. O forse sì. Lo facciamo però a modo nostro, attraverso la musica, a partire da alcuni dischi che sono usciti in queste settimane in Italia e in Spagna. Qui il menù della puntata del nostro Zibaldone: – Dopo quasi otto anni, Jordi Pélach torna con un nuovo disco, Ningú estima al carter che presenta in anteprima a Zibaldone. Il cantautore catalano, nostro ospite in questa puntata, ci parla di un concept album realizzato con la collaborazione di un tris di italiani residenti a Barcellona: Flavio Ferri, Olden e Ulrich Sandner. Ritmi rock e country, a volte oscuri, per raccontare la storia di un postino che nessuno ama in un mondo difficile, molto simile a quello in cui viviamo. Vi abbiamo proposto il brano che dà il titolo al disco, Glòria a les pedres e Nono. – News che ci arrivano dall’Italia e da altre latitudini: Dente (Discoteca Solitudine e Il mondo con gli occhi), Porfirio Rubirosa (Un accidioso e Un invidioso), Andreotti (Camden Town), The Kinks (Celluloid Heroes), Psychopathic Romantics (Suzanne), Steven Munar (Sailing Days) e Angus McOg (Parts). – Le Ultimissime di Fausto – I libri dello Zibaldone: Paolo Berizzi, L’educazione di un fascista, Milano, Feltrinelli, 2020. Il libro si presenterà venerdì 21 aprile alle 19h00 alla Libreria Italiana Le Nuvole (C/Sant Lluís, 11, Barcellona) – De Italia a otra parte: Los de la Torre con A palos…! (Pietre di Gianco-Pieretti) e Saber Perder (Bisogna saper perdere di Lucio Dalla & The Rokes) – Último trago: Emidio Clementi – Corrado Nuccini – Se ne sta immobile accanto alla valigia sfasciata.
Può un postino sentirsi solo? No, non vi proponiamo una riflessione su come si sente chi svolge un lavoro che, purtroppo, con la digitalizzazione probabilmente passerà presto di moda. O forse sì. Lo facciamo però a modo nostro, attraverso la musica, a partire da alcuni dischi che sono usciti in queste settimane in Italia e in Spagna. Qui il menù della puntata del nostro Zibaldone: – Dopo quasi otto anni, Jordi Pélach torna con un nuovo disco, Ningú estima al carter che presenta in anteprima a Zibaldone. Il cantautore catalano, nostro ospite in questa puntata, ci parla di un concept album realizzato con la collaborazione di un tris di italiani residenti a Barcellona: Flavio Ferri, Olden e Ulrich Sandner. Ritmi rock e country, a volte oscuri, per raccontare la storia di un postino che nessuno ama in un mondo difficile, molto simile a quello in cui viviamo. Vi abbiamo proposto il brano che dà il titolo al disco, Glòria a les pedres e Nono. – News che ci arrivano dall’Italia e da altre latitudini: Dente (Discoteca Solitudine e Il mondo con gli occhi), Porfirio Rubirosa (Un accidioso e Un invidioso), Andreotti (Camden Town), The Kinks (Celluloid Heroes), Psychopathic Romantics (Suzanne), Steven Munar (Sailing Days) e Angus McOg (Parts). – Le Ultimissime di Fausto – I libri dello Zibaldone: Paolo Berizzi, L’educazione di un fascista, Milano, Feltrinelli, 2020. Il libro si presenterà venerdì 21 aprile alle 19h00 alla Libreria Italiana Le Nuvole (C/Sant Lluís, 11, Barcellona) – De Italia a otra parte: Los de la Torre con A palos…! (Pietre di Gianco-Pieretti) e Saber Perder (Bisogna saper perdere di Lucio Dalla & The Rokes) – Último trago: Emidio Clementi – Corrado Nuccini – Se ne sta immobile accanto alla valigia sfasciata.
Così vicini, così lontani nello spazio e nel tempo. Sì, perché questa puntata di Zibaldone viaggia alla ricerca delle comunità italiane in giro per il mondo e tra il presente e il passato della musica. – Ora che sembra che la pandemia sia terminata, conviene iniziare a riflettere e studiare seriamente gli effetti di quel lungo biennio. È quello che si propone Così lontani, così vicini. Italiani all’estero per lavoro nel biennio pandemico da Covid-19 (Futura Editrice, 2023), un libro curato da Francesco Carchedi. Dalla Germania alla Cina, dalla Francia al Brasile, dal Belgio al Canada, dall’Argentina alla Spagna, ovviamente. Ne parliamo con il curatore del volume e con Daniele Comberiati, autore del capitolo dedicato agli italiani a Barcellona. – News che ci arrivano dall’Italia: Domenico Imperato (Sentimentale), Carlo Valente (Mentre qualcuno nasce a Belgrado) e Lepre (Capannone) – Le Ultimissime di Fausto – I libri dello Zibaldone: Paola Di Lazzaro e Giordana Pallone, Com’è successo. Una repubblica in crisi, parola per parola (Fandango, 2022) – De Italia a otra parte: omaggio a Mina: Silvana Di Lorenzo con Osvaldo Brandi – Palabras, Palabras (Parole parole, 1972); José Guardiola y su Orquestra – Baños de Luna (Tintarella di Luna, 1960), Luz Casal – Un año de amor (Un anno d’amore, 1991). – Piccolo omaggio a Gualtiero Bertelli: Nina, ti te ricordi; Stucky; Barche de carta.
Così vicini, così lontani nello spazio e nel tempo. Sì, perché questa puntata di Zibaldone viaggia alla ricerca delle comunità italiane in giro per il mondo e tra il presente e il passato della musica. – Ora che sembra che la pandemia sia terminata, conviene iniziare a riflettere e studiare seriamente gli effetti di quel lungo biennio. È quello che si propone Così lontani, così vicini. Italiani all’estero per lavoro nel biennio pandemico da Covid-19 (Futura Editrice, 2023), un libro curato da Francesco Carchedi. Dalla Germania alla Cina, dalla Francia al Brasile, dal Belgio al Canada, dall’Argentina alla Spagna, ovviamente. Ne parliamo con il curatore del volume e con Daniele Comberiati, autore del capitolo dedicato agli italiani a Barcellona. – News che ci arrivano dall’Italia: Domenico Imperato (Sentimentale), Carlo Valente (Mentre qualcuno nasce a Belgrado) e Lepre (Capannone) – Le Ultimissime di Fausto – I libri dello Zibaldone: Paola Di Lazzaro e Giordana Pallone, Com’è successo. Una repubblica in crisi, parola per parola (Fandango, 2022) – De Italia a otra parte: omaggio a Mina: Silvana Di Lorenzo con Osvaldo Brandi – Palabras, Palabras (Parole parole, 1972); José Guardiola y su Orquestra – Baños de Luna (Tintarella di Luna, 1960), Luz Casal – Un año de amor (Un anno d’amore, 1991). – Piccolo omaggio a Gualtiero Bertelli: Nina, ti te ricordi; Stucky; Barche de carta.
È una domanda che ci siamo posti altre volte, ma periodicamente è bene tornare a farlo: che musica si fa oggigiorno in Italia? E no, come sapete se avete la bontà di seguirci Alessandro Fiori regolarmente, non è una domanda retorica. Non si tratta di disquisire sui massimi sistemi, ma di immergersi nel marasma delle uscite recenti alla ricerca di esempi. Perché il sottobosco musicale italiano è in costante fermento, e seguendo le giuste piste, o a volte lasciandosi guidare dall’intuito o dalla fortuna, si scoprirà che di dischi interessanti non c’è sicuramente penuria. Questa puntata, che con un pizzico di ironia abbiamo voluto intitolare “Il Rapporto Italia – Marzo 2023” è uno di quei viaggi musicali che tanto ci piace intraprendere, e in C+C=Maxigross questo caso, ovviamente, non per scoprire angolazioni inedite del passato, ma per provare a rimanere al passo col presente, visto che i brani proposti sono usciti quasi tutti tra settembre 2022 e questo mese di marzo 2023 ancora in corso. Senza pretese di esaustività, troverete alcuni nomi che seguiamo da tempo, e che ci piace accompagnare nella loro evoluzione, e altri che probabilmente cominceremo a seguire da oggi, si tratti di artisti o di etichette, il tutto all’insegna di una piacevole varietà stilistica: cantautorato più o meno off, rock, psichedelia, sperimentazione, guizzi di elettronica, un po’ di easy listening, con un occhio di riguardo anche per proposte interamente strumentali. Abbandonatevi con noi al piacere dell’ascolto, sapendo che tra qualche mese sarà necessario farsi ancora quella domanda. Torso Virile Colossale Questa la scaletta della puntata: Checco Curci, Che sia la notte (2023); Zois, Solo rumore di fuochi e Etilene per tutti (2023) ; Giovanni Mancuso e Debora Petrina, Dove va (2022); Petrina, Begonie (2022); Alessandro Fiori, Trasloco e Passeggiata (2023); Deian, Deltaplani e Zagor (2023); Crema, Spie e Europop (2023); C+C=Maxigross, Battelli ebbri e Io me ne sto fermo ad aspettare (2023); Everest Magma, Marco (2022); Bono / Burattini, Dinner illusion (2023); Villa, Liberazione (2022); Torso Virile Colossale, Estasi a Tor Caldara e Chi guida l’orgia? (2022); Davide Andreoni, Piumaggi e L’invasione delle terre emerse (2023); I Gini Paoli, Fibrocemento (2023); Bologna Violenta con Pierpaolo Capovilla, Dalla culla alla bara (2022). Non sono mancate Le Ultimissime di Fausto.
È una domanda che ci siamo posti altre volte, ma periodicamente è bene tornare a farlo: che musica si fa oggigiorno in Italia? E no, come sapete se avete la bontà di seguirci Alessandro Fiori regolarmente, non è una domanda retorica. Non si tratta di disquisire sui massimi sistemi, ma di immergersi nel marasma delle uscite recenti alla ricerca di esempi. Perché il sottobosco musicale italiano è in costante fermento, e seguendo le giuste piste, o a volte lasciandosi guidare dall’intuito o dalla fortuna, si scoprirà che di dischi interessanti non c’è sicuramente penuria. Questa puntata, che con un pizzico di ironia abbiamo voluto intitolare “Il Rapporto Italia – Marzo 2023” è uno di quei viaggi musicali che tanto ci piace intraprendere, e in C+C=Maxigross questo caso, ovviamente, non per scoprire angolazioni inedite del passato, ma per provare a rimanere al passo col presente, visto che i brani proposti sono usciti quasi tutti tra settembre 2022 e questo mese di marzo 2023 ancora in corso. Senza pretese di esaustività, troverete alcuni nomi che seguiamo da tempo, e che ci piace accompagnare nella loro evoluzione, e altri che probabilmente cominceremo a seguire da oggi, si tratti di artisti o di etichette, il tutto all’insegna di una piacevole varietà stilistica: cantautorato più o meno off, rock, psichedelia, sperimentazione, guizzi di elettronica, un po’ di easy listening, con un occhio di riguardo anche per proposte interamente strumentali. Abbandonatevi con noi al piacere dell’ascolto, sapendo che tra qualche mese sarà necessario farsi ancora quella domanda. Torso Virile Colossale Questa la scaletta della puntata: Checco Curci, Che sia la notte (2023); Zois, Solo rumore di fuochi e Etilene per tutti (2023) ; Giovanni Mancuso e Debora Petrina, Dove va (2022); Petrina, Begonie (2022); Alessandro Fiori, Trasloco e Passeggiata (2023); Deian, Deltaplani e Zagor (2023); Crema, Spie e Europop (2023); C+C=Maxigross, Battelli ebbri e Io me ne sto fermo ad aspettare (2023); Everest Magma, Marco (2022); Bono / Burattini, Dinner illusion (2023); Villa, Liberazione (2022); Torso Virile Colossale, Estasi a Tor Caldara e Chi guida l’orgia? (2022); Davide Andreoni, Piumaggi e L’invasione delle terre emerse (2023); I Gini Paoli, Fibrocemento (2023); Bologna Violenta con Pierpaolo Capovilla, Dalla culla alla bara (2022). Non sono mancate Le Ultimissime di Fausto.
La Sardegna è una terra ricca di musicisti e cantautori. E tante, tantissime sono anche le cantautrici. In questa puntata di Zibaldone vogliamo farvi scoprire questo lato della Sardegna che, appunto, è un nome di donna. Premio Nobel della Letteratura, Grazia Deledda è stata una della grandi scrittrici sarde. La cantautrice algherese Claudia Crabuzza le ha dedicato un disco, Grazia, la madre, in cui rende omaggio alla densità della sua opera, che ha trasformato il piccolo mondo delle origini in un racconto universale di emancipazione al femminile. Per iniziativa di Stefano Starace, autore anche dei testi, in dieci canzoni sono stati tradotti in musica altrettanti romanzi della Deledda, capaci di parlare ancora al cuore della sensibilità contemporanea. Dal suo nuovo album vi abbiamo proposto Filos de prata, La solitudine non si muove e Sa Erentzia De Sos Barones. Dopo molti anni come voce dei Dinatatak, progetto musicale che rappresentava bene il melting pot barcellonese, Vanessa Bissiri ha intrapreso un nuovo cammino che si è concretizzato in Empatica, un album sui generis finanche nel formato. Una ricerca di sé, un viaggio intimo e interiore in cui la cantautrice sarda si mette in discussione e si apre al mondo con inusuale coraggio. Da Empatica, ci siamo ascoltati Ossessione gentile, L’amore sono stagioni e Visione. Ci ha accompagnato anche la musica di alcune giovani cantautrici sarde: Daniela Pes (Ca milla dia dì), Elisa Carta (S’incontru), Chiara Effe (La strada dei giardini) e Angela Colombino (Clinomania). Tornano i collegamenti con il compagno di onde radiofoniche Berardo Staglianò (Sentieri Sonori – Radio Ara, Lussemburgo) che ci propone due interessanti novità italiane: Checco Curci (Wind day) e Della Vega (La rivoluzione). Daniela Pes – Le Ultimissime di Fausto – De Italia a otra parte: Ester Formosa – Ria’ ria’ (versione dal vivo in catalano, 2009, del brano di Marisa Sannìa) – Último trago: Maria Carta & Andrea Parodi – No Potho Reposare (Live 1993)
La Sardegna è una terra ricca di musicisti e cantautori. E tante, tantissime sono anche le cantautrici. In questa puntata di Zibaldone vogliamo farvi scoprire questo lato della Sardegna che, appunto, è un nome di donna. Premio Nobel della Letteratura, Grazia Deledda è stata una della grandi scrittrici sarde. La cantautrice algherese Claudia Crabuzza le ha dedicato un disco, Grazia, la madre, in cui rende omaggio alla densità della sua opera, che ha trasformato il piccolo mondo delle origini in un racconto universale di emancipazione al femminile. Per iniziativa di Stefano Starace, autore anche dei testi, in dieci canzoni sono stati tradotti in musica altrettanti romanzi della Deledda, capaci di parlare ancora al cuore della sensibilità contemporanea. Dal suo nuovo album vi abbiamo proposto Filos de prata, La solitudine non si muove e Sa Erentzia De Sos Barones. Dopo molti anni come voce dei Dinatatak, progetto musicale che rappresentava bene il melting pot barcellonese, Vanessa Bissiri ha intrapreso un nuovo cammino che si è concretizzato in Empatica, un album sui generis finanche nel formato. Una ricerca di sé, un viaggio intimo e interiore in cui la cantautrice sarda si mette in discussione e si apre al mondo con inusuale coraggio. Da Empatica, ci siamo ascoltati Ossessione gentile, L’amore sono stagioni e Visione. Ci ha accompagnato anche la musica di alcune giovani cantautrici sarde: Daniela Pes (Ca milla dia dì), Elisa Carta (S’incontru), Chiara Effe (La strada dei giardini) e Angela Colombino (Clinomania). Tornano i collegamenti con il compagno di onde radiofoniche Berardo Staglianò (Sentieri Sonori – Radio Ara, Lussemburgo) che ci propone due interessanti novità italiane: Checco Curci (Wind day) e Della Vega (La rivoluzione). Daniela Pes – Le Ultimissime di Fausto – De Italia a otra parte: Ester Formosa – Ria’ ria’ (versione dal vivo in catalano, 2009, del brano di Marisa Sannìa) – Último trago: Maria Carta & Andrea Parodi – No Potho Reposare (Live 1993)
Il 5 marzo 2023 sarebbe stato l’ottantesimo compleanno di Lucio Battisti. E ad ottant’anni d’età, dopo oltre sessanta di musica in prima linea, lo scorso 16 febbraio è scomparso Alberto Radius, per diversi anni uno dei più stretti collaboratori di Battisti, oltre che produttore e musicista per decine di artisti, in primis Franco Battiato. “Prima e dopo la scatola” è l’unico brano scritto insieme dai due, e dà il titolo a questo nuovo speciale di Zibaldone: un piccolo viaggio alla (ri)scoperta di Lucio Battisti, con un omaggio ad Alberto Radius. Una (ri)scoperta perché, se negli ultimi decenni si sono susseguiti innumerevoli tributi, omaggi, rifacimenti dell’opera battistiana, l’attenzione si è focalizzata soprattutto sulla produzione con i testi di Mogol (1966-1980) e poco, pochissimo, su quella successiva, soprattutto sui cinque “album bianchi” realizzati a partire dai testi di Pasquale Panella. E anche nella sterminata produzione con Mogol tanti sono i brani poco o nulla ricordati, dai primi timidi “esperimenti” in studio fino al tentativo (fallito) di conquistare il mercato internazionale cantando in inglese. Tanta musica da riscoprire o, per molti, da ascoltare per la prima volta. Questa la scaletta della puntata: Per una lira (1966), Era (1967), Prigioniero del mondo (1968), Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto (1969), Seduto sotto un platano con una margherita in bocca guardando il fiume nero macchiato dalla schiuma bianca dei detersivi (1971), Il leone e la gallina (1972), Prima e dopo la scatola (1972, Alberto Radius), Confusione (1972), La nuova America (1974), Il veliero (1976), To Love A Bit (Amarsi un po’, provino inedito, 1976), I Think of You (E penso a te, versione inedita, 1978), Coccodrilli bianchi (1979, Alberto Radius), Il monolocale (1980), Scrivi il tuo nome (1982), Gente di Dublino (1982, Alberto Radius), Le cose che pensano (1986), La sposa occidentale (1990), La metro eccetera (1992), La voce del viso (1994), Banca d’Italia (2013, Alberto Radius). De Italia a otra parte: Los Kifers – Una aventura (Un’avventura) (1969)
Il 5 marzo 2023 sarebbe stato l’ottantesimo compleanno di Lucio Battisti. E ad ottant’anni d’età, dopo oltre sessanta di musica in prima linea, lo scorso 16 febbraio è scomparso Alberto Radius, per diversi anni uno dei più stretti collaboratori di Battisti, oltre che produttore e musicista per decine di artisti, in primis Franco Battiato. “Prima e dopo la scatola” è l’unico brano scritto insieme dai due, e dà il titolo a questo nuovo speciale di Zibaldone: un piccolo viaggio alla (ri)scoperta di Lucio Battisti, con un omaggio ad Alberto Radius. Una (ri)scoperta perché, se negli ultimi decenni si sono susseguiti innumerevoli tributi, omaggi, rifacimenti dell’opera battistiana, l’attenzione si è focalizzata soprattutto sulla produzione con i testi di Mogol (1966-1980) e poco, pochissimo, su quella successiva, soprattutto sui cinque “album bianchi” realizzati a partire dai testi di Pasquale Panella. E anche nella sterminata produzione con Mogol tanti sono i brani poco o nulla ricordati, dai primi timidi “esperimenti” in studio fino al tentativo (fallito) di conquistare il mercato internazionale cantando in inglese. Tanta musica da riscoprire o, per molti, da ascoltare per la prima volta. Questa la scaletta della puntata: Per una lira (1966), Era (1967), Prigioniero del mondo (1968), Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto (1969), Seduto sotto un platano con una margherita in bocca guardando il fiume nero macchiato dalla schiuma bianca dei detersivi (1971), Il leone e la gallina (1972), Prima e dopo la scatola (1972, Alberto Radius), Confusione (1972), La nuova America (1974), Il veliero (1976), To Love A Bit (Amarsi un po’, provino inedito, 1976), I Think of You (E penso a te, versione inedita, 1978), Coccodrilli bianchi (1979, Alberto Radius), Il monolocale (1980), Scrivi il tuo nome (1982), Gente di Dublino (1982, Alberto Radius), Le cose che pensano (1986), La sposa occidentale (1990), La metro eccetera (1992), La voce del viso (1994), Banca d’Italia (2013, Alberto Radius). De Italia a otra parte: Los Kifers – Una aventura (Un’avventura) (1969)
“Pop” viene da “popular”, no? E la storia della musica pop è effettivamente piena di melodie, ritornelli, arrangiamenti, così famosi da essere ormai diventati proverbiali, pezzettini di immaginario riconoscibili da persone di età ed estrazione diversa alle latitudini più disparate. Ma cosa succede quando un esercito di smanettoni impenitenti si mette a pasticciare con la materia dei nostri sogni musicali e la distorce, la manipola, la ibrida, a volte solo con l’ausilio di semplici programmi di editing? La puntata odierna del nostro Zibaldone prova a rispondere a questa domanda con una carrellata di esperimenti sonori pescati dal grande pandemonio internettiano: mashup, cioè incroci di due canzoni preesistenti, brani tagliuzzati e modificati a partire dalle premesse più bizzarre, cambi di tonalità che modificano il senso di canzoni celeberrime, riarrangiamenti impossibili, il tutto con un’ironia a volte beffarda, a volte infantile, che fa pensare a un corrispettivo musicale dei meme. Seguiteci in questo stranissimo viaggio per ridere, stupirvi, e perché no?, mettervi le mani nei capelli insieme a noi. Presente in studio anche il nostro affezionato Fausto De Salvia, che oltre alle sue incomparabili Ultimissime ci ha proposto alcuni esempi di divertente taglia e cuci musicale dai suoi archivi, Qui la scaletta della puntata (tra parentesi quadre, gli autori dei rifacimenti, spesso coincidente col canale Youtube dal quale sono stati estratti, in grassetto la tipologia degli esperimenti): Mashup: Sgt. Petsound’s Lonely Hearts Club Band (The Beatles vs The Beach Boys) – Wouldn’t Sgt. Petsound be nice? (Sgt. Pepper Lonely Hears Club Band + Wouldn´t it be nice?) [Clayton Counts] ; Al Bano e Romina Power vs Moderat – Felicità Moderat (Felicità + A new error) (RAGNYO mashup) [psnzzt] ; Julio Iglesias vs Robert Miles – Se mi lasci non Miles (Se mi lasci non vale vs Children) [mixed by ERRE] ; Lucio Battisti vs 50 Cent – La Canzone del Sole vs In da Club (emmediemme Mashup) [Andrea Luzzi] ; System of A Down vs Gianni Morandi – Toxicity vs In ginocchio da te [Bruxxx Music Shaker] ; The Offspring vs 883 – Self Esteem vs Tieni il tempo ( [Bruxxx Music Shaker]; Survivor vs I Cavalieri del Re – Eye of the tiger vs L’uomo tigre [Bruxxx Music Shaker] ; The Temptations and Black Sabbath – Get ready for the grave (Get Ready + Children of the Grave) [Bill McClintock] ; Micheal Jackson vs The Doors – Billie Jean on the storm (Billy Jean + Riders on the storm) [amoraboy] ; Eurythmics vs The White Stripes – Sweet dreams are made of seven nation army (Sweet dreams (are made of this) + Seven nation army) [DJ Poly] Dr. Defausto, aka i Corti di Fausto: Al Bano vs Micheal Jackson – Nel criminal (Nel sole + Smooth Criminal) ; Vasco Rossi – Vado a (Vado al massimo, corto) ; Edoardo Bennato – Non c’è (L’isola che non c’è, corto) ; Adriano Celentano – Chi non lavora, a lavorare! (Chi non lavora non fa l’amore, corto) ; David Bowie – Ao’, tramp! (Rebel rebel, corto) ; Variazioni estemporanee: The Beatles – Every Beatles song at the same time [Arrrbol] ; The Beatles – Love me, do but every word is in alphabetical order [JhohnLenoOfficial] ; The Police – Roxanne, but every time Roxanne is said, it speeds up 10% [IanAC] ; Rick Astley – Never gonna give you up (autotune trying to make all the vocals C) [pluffnub] ; But every other beat is missing: Gorillaz – Clint Eastwood, but every other beat is missing [Adam Emond] ; Outkast – Hey ya, but every other beat is missing [Adam Emond] ; Toto – Africa, but every other beat is missing [Adam Emond] ; But beats 2 and 4 are swapped: Bee Gees – Stayin’ alive, but beats 2 and 4 are swapped [Adam Emond] ; Spice Girls – Wannabe, but beats 2 and 4 are swapped [Steve Badach] ; Major vs Minor Key: Europe – The final countdown, in major key [Oleg Berg] ; A-Ha – Take on me, in minor key [Oleg Berg] ; The Animals – House of the rising sun, in major key [Oleg Berg] ; Village People – YMCA, reworked to minor key [Oleg Berg] ; Henry Mancini – The Pink Panther theme, in major key [Oleg Berg] ; But everything is my voice: Franz Ferdinand – Take me out, but everything is my voice [shonkywonkydonkey] ; The Strokes – Hard to explain, but everything is my voice [shonkywonkydonkey] ; Super Mario 64 soundfont: Radiohead – Reckoner (Supermario 64 soundfont) [on4word].
“Gira il mondo gira, nello spazio senza fine…” cantava oltre mezzo secolo fa Jimmy Fontana. E del mondo, o meglio dei mondi, quelli di ieri, ma anche quelli di oggi e, chissà, quelli di domani parliamo questo pomeriggio a Zibaldone. Carmen Pérez Torrecillas, autrice di Giulietta Gordigiani. La italiana de Mendelssohn (Editorial Arpegio, 2023), ci riporta tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento. Cantante e pianista nata a Firenze nel 1871, amica di Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio, Giulietta Gordigiani si sposò con Felix Mendelssohn, di cui ereditò l’importante patrimonio che le sarà espropriato dal regime nazista. In contatto con alcuni dei maggiori esponenti dell’intellighentzia europea di inizio secolo, negli anni venti e trenta poi si legò al violoncellista catalano Gaspar Cassadó. Una vista straordinaria sotto il segno della musica tra l’Italia e la Germania, tra la belle époque e le due guerre mondiali. Freddy Colt ci fa viaggiare poi negli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso e ci fa ballare al ritmo dello swing. Pippo Barzizza e Lelio Luttazzi sono alcuni dei compositori che la sua band, Freddy Colt and His Swing Kids, hanno riarrangiato e reinterpretato nel loro ultimo disco Time Pavillion, di cui ci siamo ascoltati Che musetto!, Bongusto’s Medley e Legata ad uno scoglio. Torniamo apparentemente di nuovo indietro nel tempo, fino all’antichità classica, con il nostro ultimo ospite, il musicista fiorentino Tenedle. Il suo nuovo album si intitola infatti Demetra, ma non si tratta solo di un tuffo nella mitologia e, più in concreto, nella figura della dea greca associata all’agricoltura e alle stagioni. Tenedle, in realtà, ci parla del mondo di oggi, delle sfide che stiamo affrontando, degli errori che come esseri umani continuiamo a commettere e delinea un possibile mondo di domani. Da Demetra vi abbiamo proposto The Gift, Stream of Consciousness e The Beast. – Le Ultimissime di Fausto – I libri dello Zibaldone: Marco Philopat, La banda Bellini. Romanzo sugli anni settanta (Agenzia X, 2015). Ci accompagna anche la musica degli Spartiti (Servizio d’ordine). – De Italia a otra parte: Marilina Ross – Danza (1984, versione del brano scritto da Ivano Fossati per Mia Martini nel 1977).
“La storia siamo noi…” cantava Francesco De Gregori qualche anno fa. E alla storia, o meglio alle storie, storie di lotta per essere più precisi, dedichiamo questa puntata di Zibaldone. Storie raccontate in modi diversi. Claudio Stassi ci ha parlato della sua ultima graphic novel, Los pacientes del Doctor García (Planeta, 2022), basata sul romanzo omonimo di Almudena Grandes. Dopo aver trasformato in fumetto La ciudad de los prodigios di Eduardo Mendoza e Nada di Carmen Laforet, questa volta l’illustratore siciliano ci conduce mano nella mano in una storia ambientata nella Madrid degli anni successivi alla Guerra Civile spagnola. Daniele Comberiati ci ha immerso nella letteratura migrante italiana a partire dai testi e dalle riflessioni contenute nel volume che ha curato con Chiara Mengozzi, Storie condivise nell’Italia contemporanea. Narrazioni e performance transculturali (Carocci, 2022). Cos’è la letteratura migrante? Com’è cambiata negli ultimi trent’anni? E che altri registri troviamo nei linguaggi postcoloniali? Una panoramica che spazia dai romanzi ai fumetti, dal teatro alla musica fino ai videogiochi. Nel gennaio del 1973 veniva ucciso Roberto Franceschi, leader del movimento studentesco. Gaetano Nicosia ha recuperato la sua storia e quella della madre Lydia, staffetta partigiana, che ha lottato per oltre vent’anni per avere giustizia dallo Stato italiano. Nicosia lo racconta in un concept album, Sparare a vista, prodotto da Flavio Ferri, di cui ci siamo ascoltati il brano che dà il titolo al disco e Ma io non sono Stato. E infine Cecilia Ricciarelli ci ha parlato delle molte storie che conformano il Festival di Letteratura Italiana di Barcellona (FLIB) che in queste settimane sta riempiendo il quartiere di Gracia con degli incontri che sono parte della sua programmazione “off”. Ci ha accompagnato anche la musica di Francesco De Gregori (La storia), Commissione Musicale Mov. Stud. Milanese (Compagno Franceschi), Chicho Sánchez Ferlosio (Los gallos), Joaquín Sabina (De Purísima y oro), Orchestra di piazza Vittorio (Sahara Blues), Canto Sconfinato (Malaika) e Francesco Guccini (Gulliver). – Le Ultimissime di Fausto – I libri dello Zibaldone: Ulrich Alexander Boschwitz, Il viaggiatore (Rizzoli, 2019) – De Italia a otra parte: Torrebruno – Busqué Tus Flores (Ci vuole un fiore) (Sergio Endrigo – Luis Bacalov – Gianni Rodari, 1977) – Último trago: Vanessa Bissiri – C’è sempre il mare
Ogni anno l’Italia si blocca per il Festival di Sanremo. Noi a Zibaldone non ne abbiamo praticamente mai parlato. Quest’anno rompiamo una tradizione vecchia oltre una dozzina d’anni, ma ovviamente lo facciamo a modo nostro. No, non vi parliamo dell’edizione del 2023, né degli ospiti più o meno illustri. Men che meno delle beghe provinciali (o nazionali) che sono sorte al riguardo. Abbiamo deciso invece di fare una cosa che, da quanto ci consta, non è mai stata fatta: andare a vedere quali sono state le canzoni escluse dal Festival nei suoi oltre settant’anni di storia. Di canzoni non ammesse per una ragione o per l’altra ce ne sono infatti a bizzeffe, ma nessuno le ha mai raccolte. Alcune sono poi diventate dei grandi successi in barba al Festival, altre sono passate senza pena né gloria, altre ancora poi non sono nemmeno mai state incise. Godetevi questa prima carrellata dei respinti all’Ariston! Qui la scaletta della puntata: Marino Marini e il suo Quartetto (canta Ruggero Cori), Basta un poco di musica (1957); Claudio Villa, Sempre più solo (1960); Fred Buscaglione, Nel cielo dei bars (1960); Paul Anka, La verità (1965); Bruno Lauzi, Sul metrò (1968); Domenico Modugno, Meraviglioso (1968); Nada, La fotografia (1970); I Nuovi Angeli, Donna felicità (1971); Piero Focaccia, Il sabato a ballare (1972); Lucio Dalla, Un auto targata TO (1973); Rosa Balistreri, Terra ca nun senti (1973); Adriano Celentano, L’unica chance (1973); Tempi duri, Tempi duri (1982); Matia Bazar, Palestina (1983); Silvia Conti, Favola triste (1984); Ivan Graziani, Blen blen blen (1993); Giuni Russo, La sua figura (1994); Stefano Pais, Questo è il mondo (2006); Irene Grandi, Bruci la città (2007); Robert Freak Antoni, Però quasi (2012); Alice, Veleni (2014); Bugo, Me la godo (2016); Eugenio in via di gioia feat. Elio, Quarta rivoluzione industriale (2022).
Negli anni sessanta e settanta se bazzicavi Roma, dovevi per forza fare un salto al Folkstudio. Non era solo un locale dove ascoltare i nuovi cantautori, ma anche un punto di incontro. Lì suonò un giovanissimo Bob Dylan di passaggio da Roma. Lì iniziarono ad esibirsi Francesco De Gregori e Antonello Venditti. Lì nacquero i Giovani del Folk dove, accanto a Venditti e De Gregori, c’erano anche Giorgio Lo Cascio ed Ernesto Bassignano. Il Folkstudio, la cui anima era Giancarlo Cesaroni, ha avuto varie tappe fino alla chiusura negli anni novanta. Ne parliamo con Ernesto Bassignano che fu una delle colonne portanti di quella tappa del Folkstudio. Bax ci presenta anche il suo nuovo disco, Siamo il nostro tempo (2022), da cui ci ascoltiamo Passerà e Le voci della strada, oltre a Sentirti dire, brano inedito di Piero Ciampi, interpretato da Bassignano in una mitica serata di metà anni novanta al teatro Brancaccio. Incontriamo poi Fabrizio Emigli, cantautore, direttore artistico dell’Antica Stamperia Rubattino e, nell’ultima tappa del Folkstudio, responsabile della sezione giovani. Di Emigli vi abbiamo proposto due brani che anticipano il suo prossimo album, Le tre cose che so e Non rivestirti mai più. Ci ha accompagnato anche la musica di Gabriella Ferri con Luisa De Santis (La società dei magnaccioni), Antonello Venditti e Francesco De Gregori (In mezzo alla città), Giorgio Lo Cascio (Il poeta urbano), Stefano Rosso (Una storia disonesta), Edoardo De Angelis feat. Sergio Cammariere, Luca Barbarossa, Tosca, Simone Cristicchi, Mimmo Locasciulli, Neri Marcoré, Antonella Ruggiero, Ilaria Spada (Lella), Mannarino (Bar della rabbia), Margherita Vicario (Per un bacio). – Le Ultimissime di Fausto – I libri dello Zibaldone: Joan M. Oleaque, En éxtasis. El bakalao como contracultura en España (Barlin, Valencia, 2017) – De Italia a otra parte: Yuri, Maldita primavera (1981) – Último trago: Simone Presciutti – Fiore
Lo scorso 22 ottobre si è formato il governo più a destra della storia dell’Italia repubblicana. Che cosa ha fatto in questi primi 100 giorni l’esecutivo presieduto da Giorgia Meloni? Quali sono le sue priorità? Come si sta muovendo in politica estera? La maggioranza è solida? Durerà questo governo? Si percepiscono cambiamenti nel paese? Ne abbiamo parlato con Francesco Olivo, giornalista de La Stampa, e Leonardo Bianchi, news editor di Vice Italia ed autore di La gente. Viaggio nell’Italia del risentimento (2017) e Complotti (2021). – Mentre in Italia l’ultradestra entrava nei palazzi, in Brasile Lula batteva Bolsonaro e il primo gennaio ritornava alla presidenza del paese. Le turbe bolsonariste, però, copiavano Q-Shaman e distruggevano le istituzioni democratiche a Brasilia in un tentativo di golpe, fortunamente senza successo. In appoggio a Lula abbiamo deciso di accompagnare la nostra puntata con musica brasiliana: Caetano Veloso (O Império Da Lei), Chico Buarque e Milton Nascimento (O Que Será), Nara Leão (Maria Moita), IZA e Caetano Veloso (Divino maravilhoso), Os Mutantes e Caetano Veloso (A Voz do Morto), Tuze de Abreu (Gaiola Invisível). – Le Ultimissime di Fausto – I libri dello Zibaldone: Valerio Mattioli, “Superonda. Storia segreta della musica italiana”, Milano, Baldini+Castoldi, 2016. – De Italia a otra parte: Salvador Escamilla canta Giorgio Gaber: “Una idea”, e “El shampoo” (1976) – Último trago: Joe Strummer – The Road To Rock ‘N’ Roll